Touré è solo l'ultimo: quanto attacchi a Guardiola

Le accuse dell'ivoriano arrivano dopo quelle di Mourinho, Ibra, Raiola e non solo...

Touré è solo l'ultimo: quanto attacchi a Guardiola

Salvate il soldato Guardiola. Il tecnico del City è uno degli allenatori più apprezzati, moderni, spettacolari e vincenti. Ma anche uno dei più attaccati. L'ultimo in ordine di tempo è stato Yaya Tourè ma la lista degli "accusatori" del catalano è lunga. Raiola gli diede del "codardo", Ibra del "filosofo". Il compianto Vilanova disse che non gli era stato vicino durante la malattia, la stampa tedesca scrisse che le sue idee erano fuori moda ed Eto'o gli ha rimproverato la mancanza di coraggio. Senza dimenticare Mou...

Dev'essere il duro destino dei vincenti, dei visionari. Perché sulle qualità di Pep Guardiola non ci possono essere dubbi così come sul suo apporto in questi ultimi anni a un tipo di calcio che ha fatto scuola. Eppure spesso e volentieri si leva alto il grido di qualcuno che con lui ha avuto qualche problema e conto in sospeso, più o meno grande. L'ultimo è stato Yaya Touré: il centrocampista ivoriano del City è stato durissimo accusando il suo tecnico di razzismo: "Forse noi africani non siamo sempre trattati allo stesso modo da certe persone. Voglio essere quello che infrange il mito di Guardiola. Non so perché, ma ho l'impressione che fosse geloso, mi ha preso per un rivale. Era crudele con me. Pensi davvero che avrebbe potuto essere così con Andres Iniesta? E' arrivato al punto che mi sono chiesto se fosse a causa del mio colore. E non sono il primo".

Ma l'ivoriano non è di certo solo. José Mourinho, ad esempio, è uno dei suoi "rivali" storici tanto che si fatica a tenere il conto dei vari botta e risposta, delle accuse e delle repliche tra i due allenatori. Una rivalità nata nel 2010 quando l'Inter si guadagnò al Camp Nou la finale di Champions e proseguita quando il portoghese guidava il Real e il catalano il Barcellona. E per finire si sono ritrovati "nemici" a Manchester, uno sponda United, l'altro City. E si va dal mediatico attacco mourinhano in conferenza stampa (col celebre "por que?") alla rissa sfiorata proprio dopo un derby di Manchester con lo special One ad accusare di mancata educazione. Il portoghese accusò inoltre Pep di "aver vinto una Champions di cui io mi vergognerei", in riferimento a quello che definì "lo scandalo di Stamford Bridge" quando il Barcellona fece 1-1 col Chelsea. 

Altro rivale storico è Zlatan Ibrahimovic, con cui il feeling non scoccò ai tempi del Barcellona. "Una volta dissi a Guardiola che stava mettendo in disparte gli altri giocatori a favore di Messi. Lui mi rispose ‘Ti capisco’, ma da quella volta ha cominciato a mandarmi in panchina sempre più spesso e di fatto smise di parlarmi e pure quasi di guardarmi" raccontò lo svedese parlando dell sue difficoltà in blaugrana. "Capii che c’era qualcosa che non andava al di là del calcio, del resto il primo giorno si lamentò con me dicendomi che i giocatori del Barcellona non girano in Porsche o in Ferrari. Mi aveva già giudicato e invece io penso che se non conosci una persona non puoi giudicarla" aveva poi rincarato la dose Ibra che non ha mai perso occasione di andare all'attacco di Pep. Come quando, elogiando Mourinho, disse: "Se non hai qualcuno che ti motiva, non sei portato a lottare ed è per questo che esistono gli allenatori. Nel Barcellona ho capito come nel calcio le cose possono cambiare velocemente. Il mio problema lì è stato un uomo, il filosofo. Non avevo problemi con nessuno e non ho fatto niente di male".

Situazione non semplice anche quella che si era creata col compianto Tito Vilanova, prima suo assistente poi suo erede al Barcellona. "Da quando sono stato in cura lì non ci siamo visti, e non per colpa mia. È mio amico, e avevo bisogno di lui. Ma lui non c'era. Io mi sarei comportato in modo diverso" disse Vilanova a proposito di Pep.

Uno che non si è mai risparmiato è Mino Raiola: "E' un codardo, un cane" attaccò durissimo l'agente riferendosi al comportamento del tecnico con giocatori come Ibra e Maxwell. Come allenatore è fantastico, ma come uomo vale zero. Guardiola è il classico prete: fai quello che ti dico, ma non fare quello che faccio".

Anche con Samuel Eto'o i rapporti non furono idilliaci: "Ebbe la sfortuna di farmi giocare per venti minuti contro il Chivas: mi bastarono per fare tre gol. Non volevo rivolgergli la parola finché non si fosse scusato. Ci avevo parlato dieci volte e glielo avevo spiegato in lungo e largo: Pep mi voleva dare lezioni su come attaccare quando lui è stato un centrocampista. Gli ho detto: 'tu non sei normale, vero?'. Il fatto è che lui non hai mai rispettato queste cose nel mondo del calcio" disse il camerunese riferendosi al periodo blaugrana prima del suo passaggio all'Inter. 

E infine, la stampa tedesca non gli perdonò di non aver saputo guidare il Bayern Monaco alla conquista della Champions: "Il Bayern si chieda se il possesso palla sia la strategia giusta e se sia giusto affidare il proprio futuro a un tecnico le cui idee sono fuori moda" scrisse Die Zeit. "Guardiola deve analizzare con i dirigenti come superare i propri limiti" aggiunse la Bild. "Della compattezza, della stabilità difensiva e dell’imprevedibilità offensiva della squadra di Heynckes dopo un anno non c’è più traccia" sottolineò Sport1.

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