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Manchester United, Mourinho: "Qui per vincere, non ho nulla da dimostrare"

All'Old Trafford la presentazione del portoghese: "Guardiola? Il Leicester insegna: non c'è un solo nemico"

Eccolo, José Mourinho. Lo Special One si è presentato all'Old Trafford nella conferenza da nuovo allenatore del Manchester United. Nessuna sparata a sorpresa, ma molta convinzione: "Sono qui per riporare il club dove gli compete, in Champions. Ma non arrivando quarti, ma vincendo". Dopo l'esonero al Chelsea, Mou è ferito? "Non ho nulla da dimostrare. Voglio solo ripartire dal bel gioco per far cantare i tifosi".

L'unica frecciata vera, ma velata, ad Arsene Wenger: "Non penso a vincere la FA Cup, c'è chi non vince da anni. Io invece non devo dimostrare nulla". Poi una spiegazione sul mercato: "Abbiamo individuato quattro rinforzi, tre sono arrivati, ora attendiamo il quarto". Infine una battuta su Rooney: "Non è un centrocampista, ma un attaccante".

LA CONFERENZA STAMPA

Una volta era lo Special One, poi l'Happy One. E oggi?
"Non lo so. Le altre due volte che ero arrivato in Inghilterra era diverso. Arrivo in un club difficile da descrivere. Non mi piace dire che questo è il lavoro dei sogni, questa è la realtà e il lavoro che tutti vogliono".

Dove vuole portare lo United?
"Dove gli compete, in Champions League"

L'obiettivo per la stagione?
"Dipende dal modo in cui volete vedere la questione. Non sono mai stato bravo a nascondermi dietro alle parole o alla filosofia. Non ho mai provato a fare così. Se voglio essere realista dico che dobbiamo entrare nelle prime quattro, ma se voglio essere più aggressivo dico che vogliamo vincere. Il nostro obiettivo non può certo essere quello di arrivare quarti".

Quali sono i suoi obiettivi, a livello di squadra e di gioco?
"Molti si chiedono come giocheremo, ma una cosa è sicura: si possono vincere un paio di partite senza giocare bene, non un campionato. Per giocare bene intendo essere aggressivi e fare più gol degli altri. Vogliamo far cantare i tifosi, farli felici. E che i giocatori non pensino agli ultimi tre anni".

Quale è l'ambizione stagionale?
"Alcuni allenatori non vincono da molto tempo, non ho molto da dimostrare. Vincere l'FA Cup? Non riesco a pensare a quella cosa. Lo United deve tornare a vincere come abitudine".

Che carica ha?
"Ho 53 anni, non 63. Sono giovane, non vecchio. Avrei un problema se non avessi l'attitudine di vincere avrei un problema. I cinque mesi lontani dal calcio sono stati un disastro"

Il mercato.
"Vogliamo creare un nucleo di giocatori specializzati. Quattro obiettivi. Ne abbiamo comprati tre, fin quando non abbiamo comprato il quarto lavoreremo duro. Quando arriverà il quarto acquisto, prima del 1 agosto, respireremo, il mercato rimarrà aperto. Poi vedremo. Voglio tenere solo i giocatori felici. Se nel primo match non metterò in campo qualcuno, magari qualche giocatore sarà scontento e chiederà la cessione. Il mercato fondamentale, con il quarto acquisto, respireremo. Poi ci sarà il mercato addizionale, e vedremo cosa accadrà".

Come sarà lo scontro con Pep Guardiola?
"L'eredità del Leicester è che 20 squadre lotterà per il titolo: è la loro eredità. È inutile parlare di un solo manager, di un solo nemico. Non è come in Spagna, una corsa a due, a volte in tre. O come in Italia, con tre squadre che lottano per il titolo. Qui tutti possono vincere, in Premier se ti focalizzi solo su un avversario, a ridere saranno gli altri. Bisognerà rispettare tutti gli altri club, anche se siamo la squadra più importante del Regno Unito".

Van Gaal ha lanciato molti giovani, le forse non ama questo approccio.
"Quanti minuti abbiamo per rispondere? Cinque? Non posso rispondere, mi servono almeno dieci minuti. In due minuti? Ok, aspettate. [Mourinho prende un foglio piegato e lo apre]. Ero pronto, aspettavo questo momento. Sapete quanti giocatori ho lanciato dalle giovanili alla prima squadra? 49. Quarantanove. Volete l'elenco? La verità è che molti lanciano i giovani per necessità, perché i giocatori della prima squadra sono infortunati o perché non devono raggiungere grandi obiettivi. Ma io ho sempre lanciato i giovani, 49, per assoluta convinzione. E tanti di loro ora giocano in Champions o in nazionale. Tra l'altro la percentuale di infortuni nelle mie squadre è sempre stata molto, molto, molto bassa. Ma una bugia raccontata tante volte poi passa come una verità, ma resta sempre una bugia. E voi la raccontate".

Cosa ne pensa dell'addio di Ryan Giggs?
"Non è mia responsabilità che sia andato via. Il lavoro che vuole Ryan è quello che la società ha dato a me, non è colpa mia, l'ha deciso la società. Giggs vuole essere un allenatore come quando lo decisi io".

Ha sentito Ferguson? Vi siete parlati?
"Sì mi ha consigliato di portare l'ombrello, stranamente pioveva ieri al campo. E di portare del buon vino, le occasioni per incontrarci saranno tante. I suoi consigli sono sempre benvenuti. Condivideremo le opinioni, sarà importante".

Il ruolo di Rooney? Centrocampista o attaccante?
"Ci sono molti ruoli, molti lavori sul terreno di gioco. I giocatori evolvono e cambiano. È normale che anche un giocatore come Rooney sia cambiato, ma ciò che non cambia mai è l'appetito di mettere la palla in rete. Non è un più un 9? Per me non sarà mai un 6, o uno che gioca a 50m dalla porta. Bravissimo nei passaggi? Vero, ma per me sarà un 9, un 10, un 9,5: non sarà un 6 e nemmeno un 8 per me".


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