Bonetti: "Coppa d'Africa anche mia"
"In Zambia festa a oltranza, Mayuka nuovo Eto'o"
MASSIMILIANO CRISTINA13/02/12

Lo Zambia ha vinto la sua prima Coppa d'Africa a Libreville là dove nel 1993 perse la sua migliore nazionale di calcio nella loro Superga. I Chipolopolo hanno sorpreso tutti ma non colui che li ha portati ad avere una grande organizazzione di gioco e consapevolezza dei propri mezzi: Dario Bonetti. L'ex ct dello Zambia, appiedato subito dopo aver conquistato una grande qualificazione, ha parlato della sua esperienza in esclusiva a SportMediaset.it
Un risultato incredibile. Lei che conosce il popolo, quanto festeggeranno in Zambia?
"Andranno avanti a oltranza sicuramente. Quando vincevamo anche solo una gara di qualificazione i festeggiamenti duravano 2-3 giorni. Quando ci siamo qualificati sono andati avanti per una settimana, ora non oso immaginare. Sono un popolo genuino, pacifico, per farla breve fantastico. Mi hanno dato tanto sotto il profilo umano".
Col suo lavoro lo Zambia ha avuto un'organizzazione precisa e visibile in campo. Una base solida. Quanto la sente sua questa Coppa d'Africa?
"A livello morale la sento molto mia. Con la squadra abbiamo fatto 18 mesi alla grande ottenendo degli ottimi risultati. Infatti lo schieramento, la tattica, i giocatori chiamati - tranne qualche infortunato - sono stati gli stessi. Era impensabile cambiare tutto in due mesi, sarebbe stato da pazzi. Infatti non è cambiato proprio niente e l'idea tattica diciamo che era molto italiana e di francese (come Renard il nuovo ct ndr) c'era ben poco. Sì, la sento mia".
Cosa ha provato al rigore segnato da Sunzu?
"Ero felicissimo soprattutto per questi ragazzi. Finalmente il mondo ha capito che anche in Zambia c'è del talento calcistico. Se lo meritano". Invece con la federazione quali sono i rapporti? "Non ci sono rapporti, anzi, non sono mai esistiti. Da sempre abbiamo lavorato con grande difficoltà. Pensi che Chisamba Lungu, classe 1991, lo abbiamo convocato guardando dei filmati da internet su segnalazione dei miei collaboratori in Italia. Giocava a Futsal. Questo per farvi capire com'era disorganizzata la federazione. E' stata una grande esperienza ma assolutamente senza aiuti dall'interno".
Lo Zambia però è una squadra giovane. L'hanno sorpresa questi ragazzi?
"Già prima che la Coppa iniziasse sostenevo che per lo Zambia era arrivato il momento giusto per prendersi qualche soddisfazione. I talenti c'erano, ci eravamo qualificati col terzo miglior punteggio dietro a Ghana e Costa d'Avorio. C'è aggressività, tecnica, una base solida. Non mi hanno stupito perché li conoscevo bene, ma resta comunque una grandissima impresa".
A proposito di talenti. Chi meglio di lei ce ne può segnalare qualcuno tipo il portiere Mweene...
"Ce ne sono davvero tanti anche fuori da quelli che sono stati convocati. Il gruppo è giovane, può ancora migliorare molto. Oltre al portiere, che ritengo uno dei migliori tre di tutto il continente, c'è il difensore centrale Stophira Sunzu (rigorista decisivo ndr) che è pronto per fare il grande salto in Europa. Poi c'è Kalaba centrocampista del Mazembe o Chansa. Poi c'è Katongo, attaccante che gioca in Cina o Singuluma del Mazembe. Infine Emmanuel Mayuka, che da sempre considero il nostro Eto'o. Ha tutto di Samuel, scatto, freddezza sotto porta, tocco di palla e velocità. E davanti al portiere non sbaglia mai".
1993-2012: da Libreville a Libreville. Dalla tragedia al trionfo, che ne pensa?
"Non so dirti perché, ma me lo sentivo. Nel calcio questo cose succedono spesso. Sa quando una cosa improbabile capita poco ma sempre e comunque nello stesso modo o portando un grande ricorso. Tipo Caracciolo che all'Inter segna sempre nella stessa porta a San Siro, a me accadeva col Pisa di segnare sempre. Nel 1993 lo Zambia perse una squadra di campioni, dei ragazzi fantastici. Una tragedia, una Superga per il calcio africano. Forse questa cosa, che era conosciuta ovviamente tra i ragazzi, ha dato la molla decisiva. La squadra ha corso dal primo giorno alla grande forse anche per onorare al meglio i loro fratelli scomparsi".
Sta già pensando alla sua prossima sfida?
"Sinceramente non si sta muovendo molto. Penso di avere qualche possibilità all'estero ma per il momento voglio restare a casa. Non credo che la vittoria dello Zambia mi porterà qualcosa perché nel calcio non si va più a fondo di quanto si vede. Quella Coppa per chi non scava più a fondo l'ha vinta chi era in panchina, non chi ha costruito la squadra. Ma non mi preoccupa la cosa. In un mondo dove ormai comandano i procuratori, io sono felice di essere "cresciuto senza scarpe". Le occasioni arriveranno anche perché in Scozia e in Romania, per esempio, ho ottenuto buoni risultati".
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