Spalletti: "La forza per reagire ce l'abbiamo dentro. Usiamola"

Il tecnico: "La Lazio sta facendo un campionato eccezionale. Noi no? A gennaio parte solo chi diciamo noi, la società"

Spalletti: "La forza per reagire ce l'abbiamo dentro. Usiamola"

Dopo tre sconfitte, che cosa dire? E che cosa fare? Luciano Spalletti, che questo dicembre nero chi se lo aspettava, riprova a caricare l'Inter che non sapeva perdere e che era balzata al comando della classifica. Gli stessi uomini, un altro spirito (quello che c'era), le scorie della paura di non farcela da eliminare. E qualche scelta tattica che chissà, potrebbe esserci. C'è la Lazio a San Siro: pericolo incombente. Ed evidente. Le parole del tecnico.

Cosa ha detto ai giocatori in questi due giorni?
"Si cerca di portare dei dati di fatto, per quello che è il loro modo pensare, quello che è successo e la strada da fare. Un esempio: se a questo punto fossimo arrivati con due sconfitte contro Juve e Napoli, e poi vinto e pareggiato le ultime due gare di campionato con Udinese e Sassuolo, saremmo dipinti in modo diverso. Ma siccome abbiamo fatto cose eccezionali prima, diventa facile -da fuori- vedere e trovare difficoltà. Abbiamo fatto tutto da noi e da noi, solo noi dovremo trovare la soluzione. È così che conosci le tue qualità, la conoscenza di te stesso, in tutti i punti, per reagire, subito. Nessuno ci dà la soluzione. Tocca a noi farlo. Abbiamo fatto cose eccezionali prima, e su queste siamo giudicati adesso. Noi non vogliamo essere in difficoltà. Siamo forti".

C'è anche la paura di non fare le cose che si possono fare?
"Bah, nel calcio e nella vita ci sono i momenti in cui le cose non vanno bene, e devi lasciare passare il tempo... Io ho dei dati in base ai quali non si può essere pessimisti. A parte che i pessimisti non arrivano da nessuna parte. Io parlo da quando ci sono io. E questi dati che si possono evidenziare portano anche la soluzione. Poi è chiaro, si fanno anche discorsi su cose fare, in bell'ordine. Gli obiettivi vanno bene, ma la cosa che deve funzionare è il sistema, è mettere le cose bene in chiaro".

Nelle ultime stagioni è però accaduto che nel momento migliore l'Inter è caduta...
"Ci sono gli spaventatori di professione, e non dico i giornalisti, anche i tifosi avversari. Dicono: il quarto posto è in pericolo. Ma sarà sempre in pericolo. Io ho dei calciatori che hanno i colpi i canna, i colpi di reni per risolvere le partite. Casomai bisogna ridisegnare il contesto nel quale si lavora, è dentro il contesto che la squadra si ritrova, vedere come ha lavorato e cosa ha creato. E tale contesto ti ridà la forza che tu hai dentro. I tifosi dell'Inter hanno fiducia, supereremo i 60mila anche domani, loro sono quelli che hanno in mano o in testa la soluzione. Loro hanno fiducia e vengono a sostenerci per questo. Se mano a mano io sono diventato sempre più interista, ora ne sono totalmente innamorato. E i calciatori la vivono come la vivo io. È un processo di cose da fare ben riconoscibile. Si devono creare esempi riconoscibili. Se un giocatore fa un passaggio timido, in certi momenti si fanno cose timidi, se uno fa un contrasto forte si diventa più forti. Ma noi siamo forti".

Inzaghi ha detto: dovremo fermare il gioco interista sulle fasce. Lo dicono tutti. Siete diventati prevedibili?
"Un po' è corretto, si dovrebbe passare di più per le linee centrali. Lo si deve fare un po' tutti, me compreso. È il nostro gioco, il modulo tattico che rispetta le caratteristiche dei nostri calciatori".

Nelle ultime gare si sono visti atteggiamenti non cattivi, da parte di qualcuno. Era già accaduto in passato.
"Un po' quello che ho già detto. Anch'io sono un po' sorpreso di questa mancata totalità di buttarci dentro tutte le forze che abbiamo. È una difficoltà dentro la quale non ci abbiamo messo tutto, proprio tutto. Se poi, parlo del derby, non si fa gol quando le occasioni ci sono, beh. Di sicuro si deve fare qualcosa di più. Nelle ultime tre sconfitte non ho visto una squadra nei guai. In passato è successo, io vedo il presente, si fanno discorsi mirati, dialoghi individuali, se c'è qualcuno in difficoltà si cerca di aiutarlo, per ridare forza e convinzione. Il modo è questo, il succo è questo. Non è una squadra cui non interessa il risultati, anzi: interessa molto, sono tutti presi per ribaltare questo momento negativo, ma sono momenti trascorsi, costruiti da loro: hanno fatto talmente bene prima... Io sento parlare di Roma e Lazio che stanno facendo campionati eccezionali, la Juve e il Napoli lo fanno da anni. Ma anche noi, siamo lì con loro. Se ci troviamo in una posizione così è perché lo abbiamo fatto, nessuno ci ha regalato niente. Se si guarda solo al rischio della quarta posizione, lo saremo sempre. Noi guardiamo al lungo periodo, per essere credibili".

È ipotizzabile Candreva a centrocampo, per dare qualcosa in più al reparto?
"È possibile, Candreva ha mostrato questa qualità. Penso anche alla spinta che può dare Cancelo, ovvero il terzino destro più alto. Ma in un momento così, non vorrei fare confusione. Come stavamo andando andava bene, coi giocatori nel ruolo giusto. Io farei un passo indietro, non uno avanti. Andrei a rafforzare le nostre convinzioni. Le scelte saranno molto simili a quelle fatte fino a questo momento".

Si possono cambiare gli uomini, se non il modulo.
"Ma i cambiamenti li ho fatti, nel derby ce n'erano quattro nuovi su undici".

Ma nella rosa, le risposte dai giocatori le ha avute o no?
"Sono state risposte parziali, perché i risultati non sono arrivati. Ma su questi insisto, il giudizio sui calciatori che ho in gruppo lo darò alla fine del lavoro. Noi dobbiamo avere un modo di lavorare preciso e corretto, è questo che si porta all'obiettivo, con un sistema, un mini-traguardo ogni giorno da portare a casa, un premio giornaliero per costruire qualcosa che duri nel tempo".

Per qualche giocatore il tempo della fiducia è forse scaduto?
"No. Quello che io voglio vedere è che le cose non belle che accadono sono il frutto di una difficoltà, di un episodio che non funziona. Non mi sta bene sentire chi dice: voglio giocare di più, voglio andare via a gennaio. Se uno si pone una linea di scadenza, significa che non può dare quello che ha dentro. Io a uno così, se facessi il giornalista, lo triterei. Se tu pensi di essere a scadenza, dove vuoi arrivare... Se uno vuol giocare di più, allora giochi bene e vedrà che gioca. Il mio timer non è collegato a chi ha il timer con la scadenza. Se uno si comporta in una certa maniera, ha mezza vita. Non è un modo corretto di ragionare, di fare gruppo, di contribuire, non è interista fino in fondo".

Ma qualcuno dei suoi ha parlato così?
"Se devo dire qualcosa, lo dico in privato. Ma poi no, nessuno mi ha detto certe cose. Ho visto calciatori che sono arrabbiati perché non hanno vinto, che sono abbattuti e hanno voglia di riscattarsi. Non ci sono calciatori che si scansano... Oggi abbiamo fatto l'esempio delle auto-scontro, devi fare attenzione, ma lo stesso ti arriva la tramvata. Sei un calciatore dell'Inter, gli altri ti vengono addosso, tu devi andare addosso agli altri. Ma dove ti nascondi? Dietro la bandierina? Non ci si può nascondere, ti vedono, di scoprono, ti prendono per il culo, e tu devi reagire. Sennò vai a giocare da un'altra parte".

In attacco un gol in 5 partite. La difesa subisce. Cosa è accaduto?

"Niente. È calata l'autostima, sei più titubante, meno coraggioso e allora accade questo. Ti viene il braccino e si ribaltano le cose".

Gagliardini: quando gioca si sente, quando esce si sente, ma sbaglia troppi palloni.
"Gagliardini è un giocatore che facendo tante cose, la fisicità in zona-palla, eccetera, ogni tanto nella verticalizzazione perde qualcosa. A me Gaglia va benissimo così com'è. In alcuni momenti è stato al di sotto delle sue qualità, ma è tutto a posto, come deve essere".

Cancelo: gioca, e ha giocato bene. Il mercato lo indica sulla via di Valencia.

"Cancelo ha qualità offensive, in fase difensiva va protetto, ha fatto due buone partite, migliorerà di gara in gara, ha grandi qualità. A gennaio possono dire quello che gli pare, a gennaio lui è con Sabatini e con Ausilio, noi siamo una squadra forte anche nei direttori. A gennaio lui va via se lo mandano via, ma invece resta qui. Se lui ha il timer in scadenza, butta via le occasioni. Ma a gennaio si vede: se c'è un contesto giusto vanno via quelli che pare a noi. Non ci sono procuratori né altro società. Ci siamo noi, c'è l'Inter".

E Joao Mario: quanto la delude? E Vecino?

"Joao Mario è semplice da capire. È uno corretto, fin troppo corretto. A me non ha mai detto cose strane. Poi qui ci sono molte postazioni attorno a un giocatore, ci sono voci vere e voci false. Lui è perbene, è corretto, poi gli capitano due palle-gol e non le sfrutta. E se lui ha pensato di andare via, le occasioni ti scappano. Se si abbassa l'attenzione, succedono certe cose. Se poi vedo del menefreghismo, allora si va a cercare il problema per risolverlo".

Serve fare lo psicologo? O l'allenatore può bastare?

"Il lavoro è un po' tutto, quando serve si fanno certe cose. Io ora parlo dei numeri, di quello che si è fatto fin qui. I giocatori sono padroni del loro destino, il nostro destino è forte. La scritta: uomini deboli, destini deboli. Uomini forti, destini forti".

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