Paradossi del calcio: Sarri e Conte rischiano di rimanere senza squadra

Il primo è ancora legato al Napoli, il secondo attende il licenziamento: di mezzo c'è sempre il Chelsea che rischia di condannare allo stop forzato due dei migliori tecnici italiani

Paradossi del calcio: Sarri e Conte rischiano di rimanere senza squadra

La fragilità della bellezza, l'inspiegabilità di certi paradossi. Il mercato è strano, imprevedibile, legato a un effetto domino che va a condizionare e contagiare un po' tutto e tutti. E a beffare qualcuno. Come ad esempio Antonio Conte e Maurizio Sarri; due degli allenatori italiani migliori in circolazione, con caratteristiche tecniche e caratteriali differenti ma vincenti, ora rischiano di avere un doloroso punto in comune: rimanere senza squadra.

Su entrambi pende una spada di Damocle i cui movimenti vengono decisi da Roman Abramovich: Il Cheslea, infatti, rappresenta per Conte il passato, per Sarri un futuro che non sembra destinato a concretizzarsi ma tutti e due vivono un presente complicato, inceppato. L'ex tecnico della Juve attende il licenziamento con tanto di onerosa buonuscita da oltre 11 milioni di euro. L'ex allenatore del Napoli, invece, doveva essere proprio il suo successore a Londra ma tutto è rimasto impantanato per via di quella clausola da 8 milioni su cui De Laurentiis non ha mollato e che i Blues non hanno avuto intenzione di pagare. Il tutto mentre intanto, tra i due italiani, spunta un francese: è Laurent Blanc, infatti, il prescelto dal Chelsea, con cui l'accordo è a un passo. E ora il Conte e Sarri rischiano di rimanere senza squadra

La situazione più delicata sembra riguardare Antonio Conte: la rottura dell'ex ct con i Blues era nell'aria da mesi dopo una stagione complicata che la vittoria uin FA Cup non ha contribuito a riscattare. Con la panchina della Nazionale affidata a Mancini e con le big italiane di fatto tutte sistemate con le conferme degli allenatori della passata stagione (e con il Napoli che ha scelto Ancelotti), l'unico spiraglio potrebbe aprirsi nel caso in cui Allegri lasciasse la Juve: il ritorno di colui che sette anni fa ha avviato il ciclo più vincente del calcio italiano non è da escludere ma, al momento, nemmeno troppo quotato. E così nel nostro campionato non sembra esserci posto per colui che solo fino alla scorsa estate era l'oggetto del desiderio soprattutto delle due milanesi (che nel frattempo hanno trovato in Gattuso e Spalletti condottieri e punti fermi). E all'estero non sembra esserci molto all'orizzonte. 

Qualche chance in più sembra averla Maurizio Sarri: sul viale del tramonto l'ipotesi Chelsea, non è da escludere che il tecnico toscano si ritrovi comunque con in mano un biglietto aereo per Londra. La pista calda conduce, infatti, al Tottenham nel caso in cui Pochettino dovesse liberare la panchina per volare a Madrid a raccogliere la pesante eredità di Zidane. Il prescelto di Perez è proprio lui ma il divorzio dagli Spurs non è così scontato. E Sarri attende dopo aver già pagato a carissimo prezzo il non più idilliaco rapporto con De Laurentiis che, di fatto, lo ha ingabbiato privandolo dell'occasione della vita, o giù di lì. 

Paradossi del calcio, dunque, e del calciomercato: il Chelsea si prepara a liquidare in modo diverso due dei migliori tecnici del nostro calcio. Entrambi hanno una riogorosissima cultura del lavoro, entrambi sanno essere totalizzanti nel creare un progetto a loro immagine e somiglianza coinvolgendo i giocatori disposti sempre a tutto per due allenatori così. Entrambi prendono in mano squadre composte da buoni giocatori che loro sanno rendere campioni portandoli alla massima espressione delle loro caratteristiche, sfruttandone ogni dettaglio e ogni potenzialità. Costruiscono il gioco partendo dai difensori e cercano il pressing feroce sull'avversario. Sarri è stato negli ultimi due-tre anni portatore di un gioco capace di farsi applaudire da Pep Guardiola: il suo Napoli fatto di triangolazioni, tocchi rapidi e verticalizzazioni ha incantato l'Italia e l'Europa e ha sfiorato uno scudetto che un'intera città sognava. Ed è stato la cosa più simile al bel calcio che di solito guardiamo fare solo agli altri. E' stato, bellezza, pura. E' mancata solo un po' di concretezza e cattiveria. Pochi allenatori hanno fatto così tanta gavetta partendo dalla provincia e la possibilità di allenare il Chelsea avrebbe rappresentato l'apice, l'ascesa definitiva della lunghisisma corsa di un uomo sempre fedele alle sue idee e alla sua linea, nel bene e nel male.

Conte ha tracciato il percorso leggendario della Juventus, ha fatto innamorare della Nazionale un popolo che all'inizio era scettico di fronte ai nomi dei convocati per un Europeo, quello del 2016 che ha fatto, rivedere, dopo tanti anni, un'Italia tosta, quadrata, con gli attributi e senso del sacrificio che conquistò tutti e sfiorò la semifinale. A Londra l'ex centrocampista ha riportato il titolo di Premier ma non ha saputo fare il salto di qualità l'anno successivo. Viene spesso inquadrato come un allenatore così, del resto: uno che sa costruire sulle macerie ma che poi fatica quando il progetto è consolidato e chiamato a uno sviluppo ulteriore. Proprio quello che voleva provare a fare Sarri, sfruttando l'occasione della vita che ora sta sfumando. Ma il calcio fatto di paradossi è anche fatto di cicli: e se l'estate 2018 lascerà entrambi in piedi, non tarderanno ad arrivare occasioni e chiamate di fronte alle prime panchine che si potranno liberare in seguito a screzi o risultati negativi che, in fondo, sono la costante spada di Damocle che pende inevitabilmente su ogni tecnico. 

di GIULIA BASSI

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