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Nicchi: "Non esiste il partito degli arbitri anti-Var"

Il capo del'Aia: "Fin qui il Var ha esaminato 900 casi, solo 70 volte è intervenuto per correggere gli arbitri e solo 5 sono gli errori. Calvarese mai al Var? Anch'io, in carriera..."

Nicchi: "Non esiste il partito degli arbitri anti-Var"

"Il Var? Su 900 casi, sono stati fatti 5 errori. Va meglio delle previsioni. Lo possiamo dire!". Così Marcello Nicchi, presidente dell'AIA, intervenuto ai microfoni di Radio CRC. "Il Var rende sereno l'arbitro. Sa che se gli capita un errore c'è qualcuno che lo corregge...", ha aggiunto il numero uno degli arbitri italiani.

Sull'operato di Calvarese in Cagliari-Juve, Nicchi ha glissato: "Siamo ancora in fase sperimentale. Non mi va di parlare del singolo arbitro. L'arbitro in campo resta centrale e resterà tale... Bisogna lavorare ancora. A Coverciano inaugureremo una sala Var. Sarà utilizzata anche da delegazioni straniere che verranno in Italia per imparare. Bisogna incoraggiare lo strumento. L'innovazione... Tutti gli arbitri amano la tecnologia".  Infine sulla posizione dell'Aia verso le elezioni in Figc, Nicchi ha concluso: "Prima di schierarci dobbiamo capire chi si candida. Ieri c'è stata una prima riunione, dopodomani a Coverciano faremo un'altra riunione e cercheremo di trovare la quadra. Speriamo in uno massimo due candidature".
Ecco il dettaglio di tutta l'intervista di Nicchi.

ARBITRI ENTUSIASTI, NON ESISTE IL PARTITO-ANTI

“Se devo esprimere la mia opinione, Var meglio delle previsioni. Ormai siamo in grado di poter dire dopo soli 4/5 mesi di applicazione e comunque dopo il girone di andata che i risultati sono positivi. Lo strumento fa giustizia e gli arbitri lo utilizzano con grande entusiasmo. Poi, stiamo lavorando per migliorarlo, ma i risultati sono incoraggianti.
La Fifa e l'Uefa ci prendono come esempio da esportare perché l’Italia sta diventando, dal punto di vista arbitrale, un punto di riferimento nel mondo. E’ ovvio che bisogna prendere l’abitudine al mezzo elettronico, deve esserci una sinergia tra l’arbitro in campo, il Var e l’operatore che fornisce le immagini. Lavoreremo su questo e a Coverciano inaugureremo una sala di allenamento Var dove gli arbitri durante i raduni si alleneranno dal punto di vista fisico, mentale e anche al Var e verrà utilizzato anche da altre federazioni straniere.
Tutti quelli che vogliono bene al calcio e amano la giustizia devono darci una mano ed incoraggiare l’utilizzo dello strumento.
Ritengo offensivo pensare che alcuni arbitri rifiutino la tecnologia: gli arbitri sono entusiasti. C’è però un protocollo molto complesso e che sarà da aggiustare alla fine del campionato e applicarlo non riesce facile a tutti, ma quando l’arbitro sbaglia nel prendere una decisione, bisogna sapere se l’atteggiamento è dovuto alla negligenza dell’arbitro o all’applicazione ferrea del protocollo".

CASO-CALVARESE:L'ARBITRO RESTA CENTRALE

"Calvarese mai al Var? Quando arbitravo, mi è capitato di non concedere rigori in 10 partite consecutive e poi concederne 3 in una sola partita. Voglio dire che siamo in fase abbastanza sperimentale e qualche discrasia da sistemare può esserci. Non mi va di parlare del singolo arbitro, ma di far sapere la verità: l’arbitro in campo resta centrale perché è colui che prende la prima e l’ultima decisione.
Il protocollo dice che di fronte ad un eventuale fallo di mano, l’arbitro in campo giudica e quando il Var chiama il direttore di gara chiedendo se ha visto il fallo di mano, se l’arbitro è convinto che quel fallo è involontario, mette automaticamente in fuorigioco il Var. Il Var non può dire all’arbitro vai a vedere il fallo, resta valida la sensazione del campo.
Il Var rende sereno l’arbitro perché va in campo come se il Var non ci fosse, ma se capita un errore, sa che c’è chi può correggerlo per cui il Var tranquillizza l’arbitro, il pubblico, gli allenatori, i giocatori, tutti. Si impiega molto meno tempo nell’andare a rivedere le immagini piuttosto che allontanare chi protesta estrarre cartellini e via dicendo quindi col Var si guadagna anche tempo nella decisione".

I 900 CASI ESAMINATI DAL VAR

"Punti controversi del protocollo? Partiamo dai dati che settimanalmente inviamo alla Uefa e alla Fifa. I dati sono che in un girone di andata, il Var analizza sempre tutto: i gol regolari, fuorigioco, scambio di persone e in 900 casi analizzati, il Var ha quasi sempre lasciato correre perché era corretta la decisione dell’arbitro, in 70 di questi casi, il Var ha interloquito con l’arbitro in campo e in 20 occasioni ha cambiato le decisioni del campo. Su 900 casi, in totale, sono stati commessi solo 5 errori quindi il bilancio è positivo.
Il Var ha restituito serenità negli stadi, sono finite le proteste e questo è importante anche per le società che non vedono più calciatori squalificati per proteste perché adesso tutti aspettano e accettano le decisioni, non ci sono più le entrate temerarie e sono aumentati del 35% i calci di rigore perché le telecamere vedono tutte le trattenute. La soddisfazione più grande è che tutto il mondo ci guarda e non guardano solo gli arbitri bravi, ma i comportamenti, gli stadi, i rapporti con i calciatori, guardano gli allenatori e il calcio italiano sta facendo una grande figura e sono davvero felice".

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