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Esonero o dimissioni, sessant'anni di panchine azzurre

Da Alfredo Foni esonerato nel 1958 a Giampiero Ventura passando per miti, leggende e un ruolo -quello del ct- che è sempre più complicato

Esonero o dimissioni, sessant'anni di panchine azzurre

Per Ventura esonero oppure dimissioni. Non si scappa. L'idea che possa restare al suo posto di ct non fa parte, si direbbe, della realtà. E della storia del calcio. Nella disperazione del vuoto mondiale che ci attende, da qui al prossimo luglio, il calcio italiano stringe il cerchio attorno al ct: siamo prossimi alla svolta, a una scelta che fa parte dell'uso e consumo delle cose italiane e non solo italiane riguardo al rapporto panchina-risultato. E il mondo azzurro racconta...

Cominciamo dalla più stretta analogia datata 1958, ovvero la prima (purtroppo non l'unica...) volta dell'Italia fuori dal Mondiale. CT era Alfredo Foni, grande calciatore (campione olimpico 1936, campione del Mondo 1938), ottimo allenatore (due scudetti con l'Inter) e sulla panchina azzurra dal 1954 al 1958. Quando, gennaio '58, la sconfitta dell'Italia contro l'Irlanda decretò la non partecipazione azzurra ai Mondiali di Svezia l'esonero arrivò implacabile: seppure due mesi dopo, il 23 marzo.

Il Mondiale 1966 è la nostra Corea. Battuti 1-0 con un gol di Pak doo ik, si racconta che di mestiere facesse il dentista e per hobby il calciatore (ma è una mezza verità), gli azzurri finirono lì il mondiale inglese, scatenando proteste popolari. Era il 19 luglio '66, due mesi dopo la Federcalcio esonerò il ct Edmondo Fabbri, che non avvertiva solo su se stesso il peso di quel fallimento, tanto da accusare la Figc di aver abbandonato la Nazionale a se stessa. Accuse di tale portata da indurre la Figc a sanzionarlo, dopo il siluramento, con sei mesi di squalifica.

TRE CT IN 25 ANNI

Germania 1974. La Nazionale di Ferruccio Valcareggi, campione d'Europa '68, vicecampione del Mondo '70, quella di Mazzola-Rivera, finisce il suo Mondiale nel girone eliminatorio perdendo contro la Polonia di Lato e Deyna, due fenomeni. E il mitico Zio Uccio, ct da otto anni, decide di passare la mano, nonostante gli attestati di stima e fiducia. Rassegna le dimissioni nelle mani del presidente Artemio Franchi, aprendo l'era Bernardini-Bearzot.

L'era-Bearzot.
Dura 12 anni e un irripetibile e indimenticabile Mondiale: quello del 1982. Prima, il Vecio aveva condotto la Nazionale al magnifico mondiale argentino 1978 (quarto posto), al complicato europeo 1980 giocato in Italia e svanito (quarto posto finale) anche per giochi di potere e strani arbitraggi e a Madrid l'11 luglio 1982 si era toccato il punto di massima gloria, più in alto non è arrivata l'Italia mondiale di Lippi nel 2006. Ma il dopo-Madrid, è stata una rapida discesa, niente europeo '84, e un avvilente mondiale in Messico nel 1986. Chiudendo così la sua avventura in panchina: rimosso dalla Figc con la carica di Direttore delle squadre Nazionali, incarico molto carteceo e per nulla decisionale, Bearzot venne di fatto emarginato. Ma era, rimane e resterà -per sempre- il più grande ct della storia del calcio azzurro.

Con Azeglio Vicini, nel 1991, le porte dell'esonero-dimissioni arrivano a scoppio ritardato. Vicini prende il posto di Bearzot a luglio '86, porta gli azzurri a un grande europeo '88 e alla Grande Incompiuta: quella delle Note Magiche, quel Mondiale italiano che gli azzurri vedono svanire in quella serata "stregata" contro l'Argentina di Maradona e Caniggia. Il terzo posto finale fa parte di una delusione enorme: ma non c'è il coraggio di esonerare il ct, trascinandosi così fino al novembre 1991 quando gli azzurri vengono eliminati nel girone di qualificazione europea e Vicini esonerato. Al suo posto, Cesare Maldini.

FRENESIE AZZURRE

E dopo 25 anni di stabilità, la panchina della Nazionale avverte scosse quasi... biennali.

Arrigo Sacchi subentra a Vicini a fine '91, il Mondiale '94 è la sua grande occasione svanita ai rigori di Pasadena contro il Brasile, la rabbia oltrepassa il confine del secondo posto dipingendolo quasi fosse un fallimento e l'Europeo '96, con gli azzurri fuori nel girone eliminatorio dopo lo 0-0 con la Germania, diventa l'occasione per dare addosso al ct. Che il 6 novembre '96 lascia l'incarico accettando di tornare sulla panchina del Milan, quel Milan che tra il 1987 e il 1991 Sacchi aveva condotto in cima al Mondo, facendone un modello internazionale.

Cesare Maldini 
guida la Nazionale ai Mondiali di Francia 1998. Dove la corsa si ferma ai quarti di finale, contro la Francia di Zidane, ai calci di rigore. Non si perdona niente, a quel tempo: e anche un Mondiale così passa sotto l'insegna del fallimento. Il 22 luglio, Maldini viene esonerato.

Con Dino Zoff, vice-campione europeo 2000, finale persa in modo assurdo contro la Francia (golden gol di Trezeguet), arrivano le dimissioni. E' il premier Silvio Berlusconi che critica certe scelte tattiche del ct nella finale, e Zoff non aspetta nemmeno un minuto: lette le parole, lascia l'incarico il 4 luglio 2000.

Arriva Giovanni Trapattoni che nel 2002 resiste all'assalto di chi gli imputa il flop del Mondiale in Corea del Sud (fuori agli ottavi), e nel 2004 quando il "biscotto" Danimarca-Svezia sancisce l'eliminazione dell'Italia dagli Europei il Trap annuncia le dimissioni.

Marcello Lippi campione del Mondo 2006 lascia per aver toccato il cielo, e non si può farlo due volte, è evidente. Donadoni gli subentra, un buon Europeo 2008 non gli vale la conferma, torna Lippi ma è il caos del Mondiale in Sudafrica. Non serve parlare di esonero o dimissioni. Il legame è scisso all'istante.

Istantanee anche le dimissioni di Cesare Prandelli e del presidente federale Giancarlo Abete due ore dopo la disfatta azzurra ai Mondiali in Brasile il 24 giugno 2014. La sconfitta con l'Uruguay, per l'Italia del Pallone, significò l'avvio di un processo di rinnovamento del calcio italiano, a cominciare dalla presidenza (Carlo Tavecchio), passando per le squadre nazionali, con Antonio Conte, e al progressivo coinvolgimento di altre strutture, non ultima la riforma arbitrale con l'introduzione della Var. Ma Conte dopo l'Europeo 2016 ha scelto altre strade, aprendo di fatto una crisi tecnica: Tavecchio si è rivolto a Ventura sperando di colmare quella poderosa lacuna, e con Ventura sappiamo com'è andata. Purtroppo.

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