Dal dopo-Montella al dopo-Gattuso. Ma Rino è un osso duro

Il mercato non concede respiro e già guarda a Conte, Ancelotti, Mancini. Gattuso deve scoprirsi come allenatore, Berlusconi crede in lui

Dal dopo-Montella al dopo-Gattuso. Ma Rino è un osso duro

(r.o.) - Il calcio va di fretta, il pallone peggio (o meglio) ancora. E il dopo-Gattuso fa già parte del mercato che verrà. Ha un senso logico? Possibile? Ci si è già posti il tema Antonio Conte: come fa a non piacere? Lo voleva l'Inter, prima del sì a Spalletti. Lo ha inseguito il Milan, senza alzare i toni e il velo, un'estate fa. Di Carlo Ancelotti non serve tracciare una strada: lui e il Milan la conoscono a memoria, ma qui c'è Casa-Italia che bussa alla porta. Ultimo, ma non ultimo, Roberto Mancini. Che ha detto: "Spiace per Montella, auguri a Gattuso". E gli hanno chiesto: il futuro Milan può essere suo? "Alleno lo Zenit. Mi pare difficile".

Non manca niente, nel dopo-Montella. E non devono mancare, soprattutto, le chances in mano a Rino Gattuso che dall'estate 2013 (Sion, la prima panchina) studia da allenatore per capire se il futuro gli riserva un posto fra i Grandi della panchina. E se questa promozione sul campo abbia o meno soltanto connotati transitori, da Montella a un big la prossima stagione; oppure se può toccare anche a lui, a Gennaro, il futuro del Milan 2018-'19. E' un progetto da seguire.
Prima di lui, nel Milan recente, ci hanno provato Seedorf, Pippo Inzaghi e Christian Brocchi. La fretta dei risultati (Pippo), qualche esagerata tendenza al comando (Seedorf), un lampo di fine stagione (Brocchi), hanno impedito ai tre di fare un percorso completo. A Gattuso si consegna un Milan che pretende molto e ha raccolto troppo poco: difficile non migliorarlo, in campionato; più semplice cavalcare l'onda europea. Il resto è da scoprire, con la ragionevole fretta che il Milan impone. Com'è normale che sia.

Quanto a Conte, Ancelotti e Mancini, si sa: fa parte del gioco. Se il Milan ci pensa davvero è da capire. ma non oggi. Oggi il Milan è di Gattuso: se saprà tenerselo stretto, è per meriti acquisiti sul campo. Con un punto di partenza che è un venticello che gli spira alle spalle: il consenso di Silvio Berlusconi. Aspettiamo.

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