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Consuetudine batte regolamento 10-0

Il calcio e le sue norme 'dimenticate'

ALESSANDRO MASSINI INNOCENTI19/10/11

Cesari quando arbitrava, LaPresse

Hernanes è davanti al dischetto, a tu per tu con Stekelenburg. E' il 6' del secondo tempo e la Lazio è sotto di una rete nell'equilibratissimo derby della Capitale contro la Roma. Il brasiliano inizia la sua rincorsa, si ferma, riparte, calcia e insacca alle spalle del portierone olandese. E' 1-1. Ma qualcosa, a dire il vero, non va. Tagliavento ha chiuso gli occhi o forse, era distratto. Perché il rigore era da ripetere.

E' il 34' st e a Marassi sta andando in scena Genoa-Lecce. Kaladze protesta in modo acceso con Gava, alza la voce, si agita, bestemmia. Sfortuna del georgiano, l'arbitro ha le orecchie pulite e 'attente'. Quattro giornate di squalifica. Direttore di gara permaloso? Macché. Il regolamento non lascia scampo.

Ma allora cosa sta succedendo al gioco del calcio, perché ci sono regole che sono scritte, che cantano, sulle quali troppo spesso si sorvola? E perché ci sono invece regole dimenticate al punto che, quando vengono applicate, si grida allo scandalo?

"Perché ormai la consuetudine sbagliata - dichiara Graziano Cesari, ex fischietto internazionale ed ora opinionista calcistico - ha soppiantato le norme scritte di questo sport. Gli ultimi episodi di Hernanes e Kaladze sono due esempi utili per dimostrare a che livelli siamo arrivati. Quando un arbitro fa qualcosa che il pubblico si aspetta, anche se sta sbagliando, nessuno dice nulla. Quando l'arbitro espelle un giocatore che bestemmia, pur osservando una regola in vigore, si scatena un tourbillon di polemiche".

In ogni match, dunque, si assiste a una parata di errori arbitrali imputabili alla negligenza, più che alla volontarietà. "Interrompere la corsa durante l'esecuzione del rigore - prosegue Cesari - è solo la punta dell'iceberg. Prima che i giocatori calcino dal dischetto ormai è 'normale' che gli avversari siano già in area. Proviamo però a pensare a cosa sarebbe successo se Hernanes, costretto a ribattere il penalty, non avesse fatto gol? Sono pensieri che l'arbitro, purtroppo fa. Non dimentichiamoci delle ingiurie, delle bestemmie. Se il direttore di gara dovesse estrarre il cartellino rosso ogni volta che sente una frase blasfema, si salverebbero in pochi. Penso anche alle punizione a due in area. Nessuno le concede più. Eppure il gioco pericoloso non è scomparso".

Secondo Cesari gli errori degli arbitri sono alimentati anche dai mass-media, dall'occhio delle telecamere, che può sezionare nel profondo una situazione incriminata, senza però spiegarne la sostanza. "Proviamo ad analizzare questo caso: un calciatore si rivolge ad un arbitro con modi pacati, senza gesticolare nervosamente. Quest'ultimo provvede ad espellerlo. Il direttore di gara verrebbe accusato di essere permaloso, suscettibile. Ma la gente da casa non può sapere quali frasi gli vengono rivolte. In passato è successo anche questo, molti colleghi sono stati considerati troppo 'sensibili' quando in realtà, non facevano altro che applicare il regolamento".

Ci sono molte altre norme che vengono puntualmente bistrattate: "Penso alla distanza sulle punizioni, ai secondi, che dovrebbero essere solo sei, a disposizione del portiere prima di liberarsi della sfera. Nel primo caso i giocatori rubano sempre centimetri, se non metri. Nel secondo... Beh, lasciamo perdere".

Agli occhi dello spettatore però, una delle regole che risulta sempre infranta, è quella su come dovrebbe essere eseguita la rimessa laterale: "Ah, qui - incalza Cesari - gli esempi si sprecano: rimesse eseguite in punti non corretti, con movimenti errati, chi più ne ha più ne metta".

Scartabellando il regolamento ci si rende conto che forse, visti i punti ai quali si è arrivati, certe regole potrebbero anche essere cestinate: "Ma non dovrebbe essere così - dichiara Cesari -. Per casi simili al rigore 'incriminato' di Hernanes, l'International Board (l'organismo internazionale adibito alla gestione e all'innovazione delle regole del calcio) aveva sollecitato le associazioni arbitrali nazionali a non sorvolare, mai. Anzi, l'invito era di alzare l'attenzione e di applicare sempre la regola".

Un ritorno alle buone abitudini sembra a questo punto difficile anche se una via ci sarebbe: "Gli arbitri dovrebbero avere più coraggio delle proprie decisioni, lasciarsi scivolare addosso le critiche di moviolisti e tifosi. Putroppo temo che le cose tenderanno a peggiorare, più che migliorare...".

I VOSTRI COMMENTI

FLUSKY - 19/10/11

le regole sono fatte x essere infrante.... poi basta ke gli arbitri abbiano buon senso e si risolve tutto....

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kikotto85 - 19/10/11

Caro EX arbitro Cesari, come già qualcuno ha fatto notare quando calcavi i campi eri solito infrangere anche tu queste regole..poi ti faccio presente che dai secoli che sono passati da quando dirigevi partite le regole hanno subito molti cambiamenti!!! nel caso del rigore la corsa si puó interrompere, a patto che arrivati davanti al PALLONE si calci senza effetuare altre finte, altrimenti si commette comportamento antisportivo e si viene ammoniti..INFORMATI!

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Yacky1957 - 19/10/11

@Lvkas80... Già, già... i passi in avanti dei portieri che "sarebbero" vietati dal regolamento... Lo dici a uno juventino che ha visto "sfumare" una Champions grazie a 2 passi in avanti di Dida!!! E se viene accettato nei rigori di una finale di Champions League, figuriamoci in una qualunque delle 380 gare di una stagione di campionato... Rassegnamoci, ormai è così...

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