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Materazzi: Io, vicinissimo al Milan

"Schiaffo a Balotelli, grazie Ibra per essertene andato"

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Marco Materazzi

Venerdì 10 dicembre 2010 su Premium Calcio alle ore 21.00 torna "La tribù del calcio", la rubrica curata da Paolo Ziliani per i veri innamorati del pallone. Intervista esclusiva di Antonio Bartolomucci a Marco Materazzi, che affronta i temi scomodi e controversi della sua lunga carriera, a cominciare dal passaggio al Milan, sfumato quando tutto sembrava fatto. "E' vero - rivela Materazzi - nella stagione 2005-2006 fui molto vicino a finire al Milan. Mancini non mi vedeva, voleva che me ne andassi: c'era anche il Villareal che mi cercava, mentre a me premeva soprattutto andare a giocare per guadagnarmi il Mondiale. Non ho problemi ad ammetterlo: fui vicinissimo a firmare col Milan, poi però parlai con Lippi, il ct mi disse di non preoccuparmi, che un posto tra i 23 me l'avrebbe dato comunque e quel colloquio fu la mia fortuna. Decisi di restare dove il cuore mi diceva di stare, Lippi mantenne la promessa, mi portò in Germania e poi quel che successe lo sapete".

A proposito di Mondiale 2006, Materazzi svela per la prima volta i particolari dell'incontro con Zidane, avvenuto casualmente all'hotel Melià di Milano dove Marco, il 4 novembre 2010, si era recato per salutare Mourinho alla vigilia di Milan-Real Madrid. "Stavo uscendo dall'hotel - racconta Materazzi - quando qualcuno cercò di fermarmi: c'è un problema, mi dissero, c'è Zidane che sta parcheggiando proprio a fianco della tua auto. Risposi che non vedevo dov'era il problema; uscii, mi trovai di fronte a Zidane e sfruttai l'occasione per dirgli delle cose, cose che sappiamo io e lui, che restano tra noi. Diciamo che sono stato io a parlare di più e quando lui alla fine mi ha allungato la mano, io l'ho tenuta stretta e non l'ho mollata fino a che non mi ha guardato bene in faccia. Era quello che volevo. E' andata così, per me è stato bello: per lui non so".

Sul controverso rapporto con Balotelli il difensore dell'Inter dichiara: "Uno schiaffo e una scarpa in faccia gli sono arrivati; ma quando l’hanno operato, ed era in ospedale, c'ero io a mezzanotte a fargli compagnia e ad andare a prendergli le merendine alla macchinetta". Sul rapporto con Ibrahimovic: "Lo scontro nel derby? Semplicemente io mi sono fermato per non fargli del male, lui invece no. Ma va bene così. La verità è che noi dell’Inter lo dobbiamo ringraziare: se un anno fa avessimo incontrato il Barcellona senza lui in campo, forse non ce l'avremmo fatta a eliminarli e non avremmo mai vinto la Champions". Sul Pallone d'Oro: "Nel 2006 avrei meritato di essere preso in considerazione, invece pagai la fama del cattivo, per via della testata di Zidane e France Football m'inserì nemmeno fra i 30". Sullo scudetto perso il 5 maggio: "L'ultima partita in casa della Lazio la perdemmo per nostro esclusivo demerito: ma il ricordo di quella stagione è brutto per tutto quello che successe prima ai nostri danni, a cominciare da un incredibile rigore fischiatoci contro a Venezia, con lo stesso Maniero a meravigliarsi e a dire: ma quale rigore1".

La "Tribù del Calcio" ci porta poi a Barcellona là dove c'era, una volta, il tempio del Sarrià, il mitico stadio che vide gli azzurri di Bearzot battere 2-1 l'Argentina e 3-2 il Brasile nel leggendario Mundial dell'82. Oggi al suo posto c'è un centro commerciale. Gianni Mura, prima firma dello sport di "Repubblica", rievoca quel momento magico. Ancora: un ricordo dell'avvocato Peppino Prisco; la burrascosa carriera di Massimo Taibi e, infine, un reportage dal carcere di Busto Arsizio per mostrare l'iniziativa di Roberto Colombo, portiere della Triestina, che all'interno ha aperto un laboratorio di cioccolata.