Moratti, nel nome del padre

Come Angelo, adesso ha vinto ovunque

di Roberto Omini

Campioni d'Europa come gli interisti non ce ne sono. Campioni d'Europa con tanta gioia da spargere intorno, la gioia di nipoti, figli, papà, nonni e anche qualche bisnonno: ne avete mai vista di così intensa, genuina, forte, colorata, appassionata? E' come una vita nuova che sgorga, nonostante cinque scudetti e varie Coppe(tte) dell'ultimo quinquennio, è la vita nuova della Grande Inter: la sola squadra italiana che abbia pieno possesso di quell'aggettivo.

E allora nel momento del trionfo va benone specchiare i due mondi lontani quasi mezzo secolo, da papà Angelo al figlio Massimo, cos'è la dinastia Moratti e quel filo che la lega - perenne - alla vita interista, al non badare a spese, a spendersi fino in fondo per arrivare al massimo. Paragonarsi? "Io non me lo sogno nemmeno, non esistono paragoni fra me e mio papà: lui ha scritto la leggenda di un'Inter che non si spegnerà mai". E' Massimo Moratti a spingersi in questo non-paragone, sollevando oggi la Champions al cielo, ma senza scalfire mai l'idea che questa sia un'Inter che possa cancellare una traccia: la traccia degli immortali di allora.

Ecco, appunto. L'Inter di allora con l'Inter di oggi, Herrera e poi Mourinho, Angelo e poi Massimo. I paragoni?

Giuliano Sarti fra i pali un po' si rivede in Julio Cesar, nella composta armonia dei gesti, niente è lasciato allo spettacolo: ma Sarti era Sarti, e parava pure a mani nude. Maicon a destra è il Facchetti di allora (a sinistra): quanto sia forte il brasiliano lo sappiamo, ma il Giancintone ha aperto le porte a un nuovo modo di essere terzini difensori e attaccanti, dopo di lui una valanga di imitatori.

Chivu è terzino e pure stopper e anche libero (centrocampista, quando serve), come lo era Tarcisio Burgnich, la Roccia, insuperabile e con une ventennale carriera vicina al mito: e come lui ce ne sono stati pochi.

In una intervista, il figlio di Armando Picchi ha detto che "Lucio ha negli occhi la stessa luce malinconica e severa del papà". E' un bel confronto, Lucio è un portento, ma Picchi è una pagina inimitabile del ruolo di difensore e insieme allenatore: dava lui i consigli al Mago.

Samuel è il Muro. Aristide Guarneri, senza la pretesa di vestirsi da fenomeno, sbrigava il lavoro al centro della difesa con la semplicità del galantuomo: quasi impossibile annotare errori.

Javier Zanetti, a centrocampo, è una storia a parte di quest'Inter campione: nel senso che il corrispettivo di mezzo secolo fa può essere il compianto Tagnin, oppure Bedin: la fatica loro, è la fatica di oggi, col sapore di una storia che per Zanetti è davvero fenomenale: 700 partite.

Cambiasso è il metronomo del centrocampo: all'epoca, era Luis Suarez a farla da padrone. E su Luisito non c'è paragone che tenga, quando c'era lui in campo l'Inter non perdeva mai la bussola: trascinava compagni, allenatore, tifosi.

Da Jair, brasiliano dinoccolato, imprevedibile e imprendibile c'è forse una ragione di somiglianza con Balotelli, assai meno con Pandev. Siamo alla soglia dell'impossibilità di annotare somiglianze.

Per Sneijder occorre scomodare accostamenti insoliti: Suarez un po' ci si rivede, ma la stoffa di Luis è inimitabile; dovesse servire, occorre vedere un certo Mario Corso, il suo divino piede sinistro. Ma come Mario Corso non c'è mai stato (né ci sarà) nessuno.

Eto'o, il centravanti disposto a tutto, ora. Leggero e rapido come la folgore, com'era Mazzola: Mazzola che a 21 anni demoliva il Real Madrid, voleva la maglia di Di Stefano, gli si avvicinò Puskas e gli disse: "Ho giocato contro tuo papà Valentino, tu ne sei il segno erede, la mia maglia ti appartiene".

Milito, infine: con quello sguardo da argentino triste e implacabile, un po' il volto che era di Peirò, o prima di lui di Aurelio Milani. Centravanti avanti con gli anni, capaci di scoprirsi campioni.

Fra Herrera e Mourinho si spargono mille storie leggendarie, ma la Leggenda del Mago non è imitabile: lui ha inventato un ruolo, quello dell'allenatore, del provocatore, dell'istrione.

Per tutto questo, oggi l'Inter è Campione, erede di quella Grande Inter. Ma niente paragoni, come dice Massimo Moratti guardando lassù. A papà Angelo.

22 maggio 201000:48

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I VOSTRI COMMENTI

edoedoedoedoedo - 26/08/10

@GiSeiNoRei
No l'inter di Angelo era più orientata al doping massiccio con herrera

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GiSeiNoRei - 23/08/10

Massimo come il padre Angelo.

Ma anche il padre ha vinto rubando?

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interlele - 30/05/10

ma tu ZOEZETA non hai niente altro da fare che rompere le balle altrui ma guardati la tua squadra e taci faresti un favore a tutti

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cescogo - 27/05/10

Qualcuno mi può aiutare...non riesco a trovare una foto di Moratti con la coppa Champions in mano.E si che ho visto un video dove i giocatori prendevano il Presidente e lo alzavano con la coppa in mano.grazie

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Federico_Scoccia - 24/05/10

Zozzeta sempre con questo libro di Ferruccio Mazzola, mi annoi...

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zoezeta - 24/05/10

1965 Finale Inter-Benfica a San Siro [il Benfica aveva consegnato un esposto all'UEFA per la scelta inopportuna della sede, minacciando di schierare bambini, ma niente da fare] campo impraticabile per la pioggia, tiretto di Jair, cadendo, che avrebbe parato il cantante Pierangelo Bertoli e Costa Pereira se lo fa passare in mezzo alle gambe (vedi youtube). Comprato? Boh! In più dal 60° minuto il portiere si infortuna ed il Benfica gioca col mediano Germano in porta. Angelo Moratti colpiva ancora.

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zoezeta - 24/05/10

L'Inter è nata da un complotto della feccia d'Italia: Prodi, Borrelli, Guido Rossi, Tronchetti Provera in Pirelli poi in Afef ???? ??????, Moratti.

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zoezeta - 24/05/10

3) L'Inter, ovviamente, non la prese bene e chiese un risarcimento di un milione e mezzo di euro per danni patrimoniali e morali. Questa richiesta danni è stata respinta da parte del Tribunale chiamato ad esprimersi in merito, e l'Inter, condannata a pagare le spese, non ha presentato appello. Le parole di Ferruccio Mazzola sono state quindi certificate da un Tribunale! La sentenza è del giudice Rosaria Ricciardi.

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zoezeta - 24/05/10

2) Sempre in relazione al libro di F. Mazzola i morti sono, oltre a Facchetti, Picchi, Tagnin, Bicicli, Masiero, Miniussi, Giusti, Longoni... molte riserve, perchè Herrera testava i suoi beveroni sulle riserve. Facchetti, e non il vile Moratti, querelò Mazzola per diffamazione; l'udienza era in calendario per il 27 novembre 2007. Il figlio di Facchetti se la prenda con l'Inter, che gli ha ucciso il padre.

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