Come nasce l'allenatore Walter Mazzarri? Come è diventato, subentrando a Donadoni, re di Napoli portando la squadra partenopea dalla zona retrocessione al quarto posto in zona Champions? Racconta Renzo Ulivieri, capo degli allenatori: "Mazzarri era il mio osservatore al Bologna. Era scrupoloso, sempre aggiornato su tutto, voleva sempre migliorarsi. Si era fatto da solo. E lo portai con me al Napoli come secondo e preparatore dei portieri. Fissato col calcio. Per lui non esisteva altro".
Buon calciatore in mezzo al campo, tra Cagliari ed Empoli in A aveva segnato 33 gol. Cosa capì del Mazzarri allenatore? "Anzitutto che con me al Napoli si innamorò subito della città, del pubblico meraviglioso. Tecnico moderno, grinta, grande motivatore. Un esempio per i giocatori. Ideale per Napoli. Avrebbe fatto tanta strada. E così è stato". Cosa gli è rimasto di lei? "Ma avete fatto caso che in panchina fa gli stessi miei movimenti con le mani, le braccia, le gambe? Qualcosa gli ho lasciato...".
Ma com'era il Mazzarri calciatore? Ricorda Giovanni Galli: "Lui venne alla Fiorentina per la Primavera. Io ero in prima squadra. Numero 10, biondo, capelli lunghi, lo chiamavano il nuovo Antognoni. Fisicamente tosto, buone qualità, voglioso di successi, impegno agonistico eccezionale. Aveva già la stoffa del capo gruppo".
Mazzarri oggi ha ottimi rapporti con Capello. Spiega: "Lo stimo moltissimo". E don Fabio: "E' un tecnico molto attento, concreto, gli piace avere informazioni, consigli per diventare sempre più bravo. Sa dare ordine alla squadra, ottiene il massimo da tutti e si fa seguire da tutti. Importantissimo".
Aldo Spinelli ha avuto Mazzarri due anni al Livorno. Racconta: "Bravo e serio, in allenamento era maniacale. Faceva gli esercizi che poi la domenica i giocatori ripetevano a memoria. Portò il Livorno in A dopo 55 anni. Capace di imprese fantastiche. Ecco perchè fa bene col Napoli a puntare allo scudetto e alla Champions. Per la promozione volle in regalo solo una maglia del Livorno. Ci lasciò per la Reggina che offrì 400mila euro. Non riuscii a trattenerlo. A Reggio fece il miracolo di salvare all'ultima giornata la squadra partita con 15 punti di penalizzazione. Ma il suo capolavoro fu Chiellin". In che senso? "Fu il primo a metterlo difensore centrale nella difesa a tre. Subito immenso, Chiellini, se non va al City che offre 35 milioni di euro, diventerà il capitano e il leader della Nazionale e della Juve alla Del Piero".
Ecco De Laurentiis: "Mazzarri l'ho sempre voluto. Lo reputo bravissimo. E' caricatissimo, trascina tutti col suo entusiasmo ottenendo il massimo. Vuole lo scudetto? La pensiamo allo stesso modo, chissà, ma non dobbiamo avere l'ansia di bruciare le tappe. Ora godiamoci il posto in classifica e l'entusiasmo dei tifosi. La Champions farebbe impazzire Napoli. Ma sempre occhio al bilancio". E lei ha il pallino del suo difensore Grava..."Certo. Ha fatto col Napoli la doppia promozione. Prima dell'arrivo di Mazzarri era poco considerato. Ora, ripresa fiducia, è esploso. Un nostro grande protagonista".
Chiusura-spettacolo. Con Corrado Tedeschi, attore di teatro e conduttore tv, tifosissimo della Samp, dove era cresciuto come brillante ala destra con Lippi nelle giovanili. Vicinissimo a Garrone, Tedeschi è stato a contatto due anni con Mazzarri. Com'è? Pregi, difetti, carattere, il rapporto con Cassano..."Tempra forte. Serio, poco elastico, tira dritto con le sue idee. Il rapporto con Cassano è stato difficile e pesante. Guai a pensare di lasciarlo fuori. Mazzarri fu bravo a gestire il gruppo facendo in modo che sopportasse le bizze del barese. Fu eccezionale il direttore generale Marotta a imporre l'assoluto riserbo nella vicenda Cassano. Ora, minato il gruppo dalla rigida posizione di Del Neri, credo proprio che l'avventura di Antonio alla Samp sia finita".
Maurizio Mosca
29 gennaio 2010