Le "sliding doors" di Ancelotti

"Io mancato interista. E con Moggi..."

E' un Carlo Ancelotti "fuori onda" quello che emerge da una lunga intervista pubblicata da "Avvenire". Il tecnico spazia tra la sua vicenda calcistica, l'intimo e il sociale. "Il Milan è una famiglia, se vogliono resto. Ma penso al caso che poteva portarmi all'Inter da giocatore o a quello scudetto mancato con la Juve nel 2000: sarei rimasto 8 anni anche là". Sul calcio italiano: "Se si va allo stadio scortati, c'è tanto da fare".

Maniera sballata di vivere l'evento calcio che, secondo Ancelotti, si è trasportato anche nei risultati, come dimostrano i recentissimi esiti di Champions League: "Gli inglesi ci hanno superato anche perché hanno una diversa e migliore concezione dello sport -commenta Ancelotti- a noi manca l?accettazione della sconfitta, tutto è finalizzato solo al risultato. Noi arriviamo alla partita con quattro Gazzelle della Polizia. Per quanto mi riguarda, è il periodo degli insulti che arrivano via lettera o per sms. Minacce? In passato qualche mitomane ha provato a farlo con i miei figli e a quel punto ho avvertito la Digos".  Un malessere che evidentemente non è e non può essere solo legato al pallone: "Ieri un tifoso al cancello si è avvicinato e mi fa: Dai Carlo, sono disoccupato, trovami un lavoro. Sono cose che fanno male, capisci che c?è qualcosa che non va più".

Una sensibilità, quella del mister rossonero, che nasce dalle sue radici: terra e famiglia che insegnano, per sempre, a rimanere sempre ancorati alla realtà: "È la cultura contadina che mi hanno impartito mio padre Giuseppe e mia madre Cecilia (se ne è andata nel ?93). Loro mi hanno insegnato a tenere sempre i piedi ben piantati per terra, ad apprezzare i valori forti della vita a cominciare dal lavoro, quello stagionale, che ti viene pagato dopo dodici mesi. Anche nel calcio raccogli i frutti dopo un anno, quindi io aspetto sereno".

Una maniera particolare di essere allenatore di prima fila. Specie se si pensa a un dirimpettaio quale José Mourinho: "Io prima di tutto non sono un allenatore, ma un uomo leale, un educatore di campo che cerca di fare il suo lavoro al meglio e di migliorarsi continuamente come persona. Mourinho? Si parla sempre del ?comunicatore?, che è una componente che mi affascina poco della sua personalità, perché spesso dice anche cose inutili. Mentre io trovo molto interessante la sua metodologia di lavoro. Se mi invitasse, andrei volentieri a seguire una sua seduta ad Appiano. Al di là di come è andata a Manchester stiamo parlando di un grandissimo allenatore". Anche se, a proposito di Manchester, Ancelotti non manca di ricordare che "la partita perfetta esiste: Milan-Manchester 3-0, semifinali di Champions League 2007". A buon intenditor poche parole. E sulla speranza di potere ripetere, sulla stessa panchina, un'altra notte del genere, il mister emiliano risponde senza giri di parole: "Lo spero. Io so che allenerò fino a che ne avrò forza e voglia. Poi da pensionato farò il tifoso. Giallorossonero"

14 marzo 2009