Mourinho, l'uomo che ha già vinto. Tutto

La carriera e i successi del tecnico portoghese, prossimo allenatore dell'Inter

di Roberto Omini

José Mourinho, ovvero "the special one". Ama definirsi così, il tecnico portoghese. L'ha scovata a Londra, ai suoi primi passi nel Chelsea di Abramovich, la suggestione di sentirsi un tipo speciale, unico, un allenatore come ce ne sono pochi. Gliel'hanno suggerita, e lui se l'è tenuta stretta. Sentendosi un vincente. Perché è vero: ha già vinto tanto. Tutto.

Josè Mario Do Santos Mourinho viene da Setubal, Portogallo, è nato nel '63 ed è figlio d'arte: suo papà Felix, oggi 70enne, è stato un buon portiere del Setubal, appunto, negli anni Sessanta e Settanta. José no, nei panni di calciatore non ha saputo fare strada. Nelle giovanili del Vitoria ha provato come terzino, ma ha presto compreso che non sarebbe stata quella la sua carriera. Così optando per gli studi, la teoria, l'insegnamento della pratica sportiva, diplomandosi all'Istituto di Educazione fisica e -grazie alle amicizie di papà- scovando un posto da collaboratore al fianco di Bobby Robson alla guida dello Sporting Lisbona, inizio anni Novanta.

E lì, è scoccata la scintilla, la vocazione: per la panchina di una squadra di calcio. Robson nel '96 si trasferisce al Barcellona, e vuole con sé il 33enne Mourinho, come assistente e soprattutto traduttore, già perché Mou parla il portoghese, lo spagnolo, l'inglese, il francese e non è male nemmeno il suo italiano. Tant'è che i suoi biografi raccontano che la sua padronanza delle teorie derivi dallo studio molto profondo dei segreti del calcio brasiliano e inglese. Tutto serve. E questo serve moltissimo.

Nel '97, estate, Robson lascia Barcellona e va in Olanda, al Psv Eindhoven. Chiede a Mourinho di seguirlo, ma Josè ha un'idea... personale: vuole camminare da solo, vuole allenare e chiede e ottiene dai dirigenti catalani la possibilità di restare e lavorare con le squadre giovanili, salendo fino alla formazione B del Barcellona. Il buon gioco che fa esibire e i buoni risultati portano il suo nome all'attenzione dei dirigenti del Benfica: nel 2000 va ad allenare la squadra più ricca e famosa del suo Paese, ma il mancato allungamento del contratto, come sinonimo di fiducia, lo induce a dare un brusco addio nel 2001. Si accasa al Leiria, stagione 2001-2002, non vi sono successi da raccontare e sembra un passo indietro rispetto alle ambizioni che coltiva. Ma non è così, quella è la sua base di lancio. I dirigenti del Porto lo seguono e lo chiamano, per il rilancio del club.

E nel 2002 al Porto comincia la vera, grande avventura di Mourinho: squadra ambiziosa, la seconda del Portogallo, giocatori importanti e un biennio strepitoso, inimitabile, con 2 scudetti, la Coppa Uefa e la Champions League, oltre a tutte le Coppe nazionali. E' il biennio che lancia Mourinho nell'orbita dei grandi, anzi dei grandissimi allenatori. Tant'è che il più ricco dei presidenti del calcio mondiale, Roman Abramovich, affida a lui la panchina del Chelsea che non arriva allo scudetto da 50 anni, con l'ambizione massima, vincere, e la disponibilità economica come nessuno.

Obiettivo centrato, al primo tentativo. Dal 2004 al 2007 sono 2 scudetti col club inglese, le Coppe nazionali, ma non la Champions League che sfugge in semifinale due volte e contro il Liverpool, doppio smacco che irrita non poco il patron Abramovich e la dirigenza del Chelsea, poco propensa ad accettare i diktat e le pretese di Mourinho, dopo aver preso atto dei mancati trionfi europei. Tant'è che l'ultima stagione 2007-2008 annota Mou in rotta con il gruppo dirigente, con lo stesso Abramovich, con una parte dello spogliatoio, e complice un avvio di stagione difficile, ecco la decisione: di esonerare il tecnico portoghese. E' il 20 settembre 2007. E quel giorno Mourinho dice: "Mi rivedrete presto. E su una panchina importante".

A gennaio-febbraio è in lizza per la carica di cittì dell'Inghilterra. Ma preferisce declinare l'invito, quella panchina tocca a Capello. Forse c'è già l'Inter fra i suoi progetti e pensieri di Mou.

A corredo, ecco che cosa ha vinto Mourinho dal 2003 al 2008, in 6 stagioni. Ben 13 trofei.

4 scudetti (2 col Porto 2003 e 2004, 2 col Chelsea 2005 e 2006).
1 Coppa campioni (Porto 2004)
1 Coppa Uefa (Porto 2003)
1 Coppa di Portogallo (2004)
2 Supercoppe di Portogallo (2003 e 2004)
1 FA Cup (Chelsea 2007)
2 Carling Cup (Chelsea 2005 e 2007)
1 Charity Shield (Chelsea 2005)

27 maggio 2008

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