Nba, Curry nervoso ed espulso. E la moglie perde la calma

Notte infuocata a Cleveland: scintille tra i due fenomeni. Curry lancia il paradenti e colpisce un tifoso

Una notte di fuoco, nella quale è successo di tutto, e che porta ad una gara-7 che si prospetta già come la guerra dei mondi. Cleveland non ha dormito, l'adrenalina della vittoria in gara-6 dei Cavs su Golden State era troppa. Una carica portata da LeBron James, che tra schiacciate da urlo, alley oop da sogno e stoppate su Curry, con annesso "trash talk", ha gasato tutto l'ambiente. A farne le spese un nervosissimo Steph Curry, out per sei falli ed espulso, per aver lanciato il paradenti colpendo il figlio di uno dei proprietari di minoranza dei Cavs. Non rischia, però, di saltare gara-7. Ma andiamo con ordine.

LA RABBIA DELLA SIGNORA CURRY

La serata a Cleveland inizia con i tweet al veleno di Ayesha Curry, moglie di Steph. È sul pullman che porta famigliari e amici dei giocatori al palazzetto. Ma il servizio d'ordine della Quicken Loans Arena fa muro. Per diversi minuti la signora Curry resta sul bus, con tutti gli altri passeggeri, fuori dai garage del palazzetto. Partono i tweet infuocati: "Mancano 10 minuti all'inizio del match e almeno 100 di noi sono ancora sul bus qua fuori".


Al termine del match sempre la moglie di Curry lancia un tweet velenoso, poi cancellato: "Ho perso il rispetto che avevo. È tutto combinato per soldi. O per gli indici d'ascolto, non so. Ma non starò zitta". Un tweet rabbioso, probabilmente determinato dal mix tra sconfitta dei Warriors e la cacciata per falli per Curry. La spiegazione della moglie del fenomeno di Golden State getta altre ombre sulla notte di Cleveland: "Ho twittato in un momento caldo, e mi scuso. Ma la polizia voleva arrestare mio papà, gli ha detto di togliersi il pass, è stato qualcosa di razzista". Nel pomeriggio aveva spiegato che ad uno dei loro cugini non era stato permesso di entrare in un Casinò in quanto vestiva indumenti Warriors. Tutto questo per spiegare il clima.

CURRY, L'ESPULSIONE, IL PARADENTI: NON SARÀ SQUALIFICATO

Ad un certo punto, tra una magia e l'altra, LeBron James stoppa Steph Curry. Una sentenza, condita da una smorfia e da qualche parola che il Prescelto rivolge all'Mvp della stagione. Interpretiamo, non cogliendo l'espressione, una sorta di "not in my house", non a casa mia. I Cavs hanno impattato la serie sul 3-3, solo 2 volte nella storia delle Finals una squadra ha vinto l'anello dopo essere stata sotto 3-1. E la vittoria della notte è arrivata anche perché gli Splash Brothers hanno funzionato a corrente alternata, in una squadra che ha tirato con percentuali inferiori al 40%. Curry ha piazzato 30 punti, attenzione, ed è uscito di scena a meno di 5' dal termine per aver commesso 6 falli. Decisioni al limite, un paio quasi certamente errate. Curry è esploso, nel momento in cui gli è stato fischiato il sesto fallo. E ha scagliato il paradenti verso il pubblico, colpendo una delle persone a bordocampo. Immediata l'espulsione, ma anche le scuse di Curry, andato a dare il "cinque" sia al ragazzo colpito che alla panchina Cavs, prima di uscire tra i fischi e il boato dell'arena. Coach Kerr si è schierato con lui: "Tre dei sei falli non c'erano". Curry comunque non rischia di saltare gara-7. Per chi tira oggetti verso le tribune l'Nba è solita comminare una multa, che dovrebbe ammontare a 25mila dollari.

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