Italrugby, O'Shea non farà sconti alla "sua" Irlanda: "Penso solo all'Italia"

Il coach azzurro è pronto per la seconda gara del 6 Nazioni: "Abbiamo di fronte una montagna da scalare per ottanta minuti"

O'Shea, Lapresse

"L'Irlanda è casa mia ma oggi il mio unico obiettivo è il rugby italiano": così il ct azzurro Conor O'Shea in vista della sfida di sabato all'Olimpico proprio contro il Paese di cui è originario. Dopo la sconfitta nella gara d'esordio del 6 Nazioni contro il Galles, l'Italrugby si prepara a tornare in campo: "Abbiamo di fronte una montagna da scalare per ottanta minuti, spero riusciremo a disputare una grande partita". 

Non c'è spazio per il cuore e per i ricordi. O almeno non sarà così per gli ottanta minuti in cui coach Conor O'Shea si ritroverà davanti il "suo" Paese: "L'Irlanda è la mia casa, la mia famiglia, il luogo dove passiamo le vacanze. Il Paese dove sono cresciuto e per cui ho sempre desiderato giocare. ma oggi non penso all'Irlanda ma a noi, all'Italia". Così il tecnico dell'Italrugby presenta la sfida di sabato all'Olimpico, la seconda degli azzurri in questo 6 Nazioni dopo la sconfitta nella gara d'esordio contro il Galles. 

E' la prima volta che O'Shea affronta l'Irlanda, sua terra d'origine e Nazionale per cui ha giocato tra il 1993 e il 2000. "Abbiamo di fronte una montagna da scalare per ottanta minuti, spero che disputeremo una grande partita questo weekend" ha detto. "Abbiamo un grande gruppo, tanti giovani di talento" ha proseguito il coach analizzando il ko contro i gallesi e mostrando anche un certo ottimismo: "Sono molto positivo, so di avere a disposizione materiale umano e grande potenziale in questo gruppo di giocatori, so che nei prossimi due o tre anni più di qualcuno riderà e non sarà d'accordo con me, ma diventeremo una squadra veramente valida". Traguardi importanti, quelli che si pone il mister che non ha timori nell'indicare la strada da seguire: "Cambiare la mentalità deve essere il nostro obiettivo nel breve termine, sono certo che il gruppo sia quello giusto per andare verso il futuro ma per cambiare mentalità e migliorare dobbiamo giocare, attraversare momenti difficili e momenti positivi, fare esperienza. Guardate proprio all'Irlanda, che ha avuto anni duri, ha creduto in un progetto a lungo termine ed oggi ne sta raccogliendo i frutti: stiamo intraprendendo la stessa strada". 

Proprio l'Irlanda è il difficilissimo avversario di sabato ma è vietato arrendersi subito o pensare a una gara impossibile: "Disciplina e attenzione ai dettagli, particolarmente nelle uscite dai nostri ventidue. In avvio di primo e secondo tempo, contro il Galles, abbiamo sofferto in quest'area del gioco. E' qualcosa che possiamo controllare e dunque migliorare, dipende da noi. Sono i piccoli momenti che cambiano l'energia e l'inerzia di una partita. Contro il Galles abbiamo giocato bene, ma molte cose che non potevamo controllare hanno avuto un impatto importante sul match" ha spiegato O'Shea che ha parlato a lungo con Bisegni ed Esposito così come con Benvenuti e Campagnaro, con Ghiraldini e con Gega. "A Benvenuti ho detto di non preoccuparsi quanto lo sostituirò nel secondo tempo, voglio vedere Campagnaro ed il suo X-Factor nella ripresa, quando la ripresa irlandese sarà meno fresca. Siamo fortunati ad avere due centri come Tommy e Campo" ha concluso il coach, uno che l'avversario lo conosce molto bene. Uno che ha idee chiare e zero paura. 

UNA PARTITA PER IL NEMO

La Federazione italiana Rugby ha deciso di dedicare la partita di sabato contro l'Irlanda al NeMO, centro clinico di eccellenza ad alta specializzazione per il trattamento delle malattie neuromuscolari, come la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA) e le distrofie muscolari, patologie  fortemente invalidanti che colpiscono oggi in Italia oltre 40.000 persone. 

"Siamo grati alla Federazioneper il sostegno che ci è dato e siamo contenti dell'alleanza con questo sport" ha commentato Alberto Fontana, presidente della Fondazione Serena Onlus, l’ente gestore del Centro Clinico NeMO. "Con il rugby - ha aggiunto - condividiamo uno dei valori fondamentali: lo spirito di squadra". A rendere unico il modello del NeMO, infatti, come spiegato da Fontana, è il lavoro degli specialisti e degli operatori in funzione delle esigenze del paziente: "Tutto questo tenendo fissa la nostra meta: promuovere la migliore qualità di vita delle persone colpite da malattie neuromuscolari e sviluppare la ricerca di terapie efficaci". 

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