Canottaggio, Niccolò Mornati positivo all'antidoping

L'azzurro, quarto a Londra 2012, è stato sospeso in via cautelare

Canottaggio, Niccolò Mornati positivo all'antidoping

Niccolò Mornati, canottiere azzurro classe 1980, è stato trovato positivo ad un controllo antidoping. La comunicazione è arrivata direttamente dal presidente del Coni Malagò, che ha convocato una conferenza stampa straordinaria. Mornati è stato sospeso in via cautelare in attesa di ulteriori accertamenti. Alle olimpiadi di Londra nel 2012 si era piazzato al quarto posto nel due senza con Carboncini.

Mornati è stato trovato positivo ad un controllo antidoping fuori competizione: la sostanza proibita in questione è l'anastrozolo. Niccolò è il fratello di Carlo Mornati, argento olimpico nel 2000 a Sydney nel quattro senza, ed attuale Vice Segretario del Coni e Responsabile dell'Area Sport e Preparazione Olimpica, nonché capo delegazione olimpica a Rio.
"Questa è la prova provata che il sistema antidoping è una cosa seria che non fa sconti a nessuno, a nessun livello. Sulla materia del doping esistono delle regole. Se uno ruba un pacco di pasta al supermercato c'è una pena. Alla fine della pena paradossalmente chi ha scontato la pena quel pacco di pasta può anche andare a venderlo": Malagò, nella conferenza, ha commentato così la notizia. "Abbiamo aumentato del 33% il budget antidoping, facendo qualche sacrificio di bilancio su altri impegni di spesa".
L'anastrozolo è un farmaco utilizzato nel trattamento del cancro al seno. In ambito sportivo viene spesso utilizzato in associazione con steroidi anabolizzanti, con lo scopo di limitarne gli effetti collaterali e di massimizzare il guadagno di forza e ipertrofia.

MALAGO' RISPONDE A TAMBERI

Se uno ruba e poi c'è una sentenza, alla fine della pena torna in libertà e può tornare a fare quel che faceva prima, perché nella società c'è un percorso di riabilitazione. Ed è quello che è successo con Schwazer". Così Giovanni Malagò sullo sfogo di Gianmarco Tamberi nei confronti del marciatore riabilitato oggi dopo 3 anni e 6 mesi di stop per doping e definito dall'altista iridato "vergogna d'Italia": "Uno le regole le può trovare giuste o sbagliate, ma queste sono e a queste dobbiamo attenerci", ha aggiunto il n.1 del Coni.

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