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Mondiali d'atletica, Tamberi eliminato nel salto in alto

L'azzurro non riesce a superare la misura di qualificazione di 2,31 m

Sdraiato con la faccia nel prato, la rabbia, l'amarezza e le lacrime: finisce così il Mondiale di atletica di Gianmarco Tamberi a Londra. L'azzurro non si è qualificato per la finale del salto in alto. Una mattinata di qualificazioni complicata: Tamberi è rimasto fuori dai primi 12 fallendo i tre tentativi a 2.31, misura che gli avrebbe consentito di essere ammesso alla sfida per il titolo iridato, in programma domenica.

Inconsolabile. Un pianto infinito. Tamberi è rimasto disteso lungo la pista per tanti minuti, interminabili. Mentre i suoi colleghi si giocavano l'accesso alla finale, l'azzurro si è disperato all'infinito. Ma non c'è stato verso. La sequenza dei suoi salti ha messo in luce una distanza ancora troppo grande con i migliori. È mancato un po' tutto, a Gimbo. L'ingresso in gara a 2.17 una formalità, poi sono iniziate le difficoltà. Ad ogni misura, almeno un errore: ha superato al secondo tentativo sia 2.22, sia 2.26, sia 2.29. Errori che lo hanno costretto a dover saltare la misura di ingresso in finale, 2.31, per qualificarsi. Nulla da fare: tre errori netti ed eliminazione inevitabile. Ha impressionato, invece, Barshim: è lui il grande favorito per l'oro.

LACRIME E DISPERAZIONE: "HO LAVORATO TANTISSIMO..."

Dopo interminabili minuti, affranto, Tamberi si è presentato ai microfoni Rai. Non è riuscito subito a parlare: le lacrime gli hanno strozzato la voce. Lacrime di disperazione: "Ho lavorato davvero tantissimo per essere nella finale di domenica. Non riesco a capacitarmi, ho fatto di tutto, ho fatto il mio personale stagionale con 2,29: non riesco a spiegare come sia possibile che non mi sia qualificato per la finale".

Inconsolabile. Eppure un anno fa l'infortunio alla caviglia lo aveva gettato nel baratro: "Era una di quelle giornate proprio no. Dopo l'infortunio grave e le due operazioni ho giornate in cui mi stupisco di me stesso ed altre in cui non mi stacco da terra. L'ho capito dal riscaldamento, ho fatto lo stagionale in un giorno in cui non mi riusciva niente. Valevo di più, potevo giocarmi qualcosa anche in finale".

Non si attacca a nulla, non chiede nemmeno scusa, non deve farlo. Tamberi è solo devastato sportivamente dal risultato: "Non è sfortuna, non è niente, ma me lo meritavo. Non posso rimproverarmi niente, sono affranto. Non ho smesso di crederci nemmeno un giorno grazie alla cattiveria che ho e all'affetto degli italiani: senza di loro non sarei nemmeno stato qui. Purtroppo non ce l'ho fatta".

Ora nuovi obiettivi: "Non pretendevo niente, non volevo stravolgere il mondo o essere un supereroe, so quanti sacrifici ho fatto. Non ho chiuso occhio stanotte, ho rivissuto tutta la preparazione, ho rivisto le operazioni, la riabilitazione. Non ho smesso di crederci. Mi rialzerò perché l'ho sempre fatto, non ho l'energia nemmeno di camminare. Sento il peso di tutto quello che ho fatto, mi dispiace perché se fossi stato in giornata positiva avrei potuto farcela. Per il futuro non ho alcun dubbio di tornare al livello che ero. In un anno siamo arrivati fin qui, sono sicuro al 100% che già dall'inverno prossimo tornerò a saltare quanto saltavo prima. A saperlo prima, sarei andato con più calma".

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