Doping, gli atleti azzurri deferiti: "Situazione paradossale, noi vittime"

Gli atleti deferiti si sono affidati ad un pool di avvocati: "Non aspettiamo inermi di fronte ad un processo sommario"

Donato, IPP

"Non aspetteremo inermi davanti a un muro di essere fucilati dopo un processo sommario!". E' la posizione emersa al termine di una riunione a Roma fra i 26 atleti azzurri che sono stati deferiti dalla Procura antidoping con l'accusa di avere volutamente omesso di compilare i documenti rigurardo la propria reperibilità per i controlli. "Siamo vittime di una situazione paradossale", ha detto Fabrizio Donato, bronzo a Londra 2012 nel salto triplo.

"Ci siamo guardati in faccia per la prima volta dopo l'accaduto - ha dichiarato la lanciatrice del martello, Silvia Salis, alla quale il gruppo di atleti ha affidato il compito di coordinare la comunicazione - e abbiamo convenuto che il modo migliore per affrontare la situazione è agire con granitica compattezza. Così faremo". Gli atleti hanno perciò affidato la propria tutela legale a un gruppo di avvocati: Giulia Bongiorno, Giovanni Fontana, Antonio Derensis e Fabio Milano.

Donato prosegue: "Questa situazione si è creata per colpa del malfunzionamento di un sistema sulla cui efficienza avrebbero dovuto vigilare Coni e Fidal. Non possiamo certo pagare noi per gli errori di qualcun altro. Per adesso pensiamo a difenderci, ma non escludiamo di intraprendere anche azioni volte a risarcirci, per quanto possibile, dei danni d'immagine ed economici che questa vicenda ci ha causato".

Alla riunione, insieme all'avvocato della Federazione, Guido Valori, ha partecipato anche il presidente Fidal, Alfio Giomi, che non ha voluto far mancare il proprio sostegno agli atleti, come del resto ha fatto dopo che l'apertura del caso insieme al presidente del Coni, Giovanni Malagò. "Deve essere chiaro a tutti che non stiamo in nessun modo parlando di una questione legata all'assunzione di sostanze dopanti. In ogni modo - ha detto Giomi -, è una vicenda che deve risolversi in tempi brevi, perché molti di questi ragazzi si stanno preparando all'Olimpiade di Rio e devono poterlo fare con la giusta condizione psicofisica".

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