Zanardi, quindici anni dal terribile incidente del Lausitzring

Dal coma alle medaglie olimpiche: un eroe

di LUCA BUDEL

Zanardi, quindici anni dal terribile incidente del Lausitzring

Sono passati 15 anni da quel maledetto sabato. 15 settembre 2001, Lausitzring la pista. Alex Zanardi è in testa alla gara. Un mezzo miracolo dentro una stagione fin lì frustrante. La beffa a 13 giri dalla fine. Alex sta finendo la benzina e deve rientrare ai box. Ciò che accade pochi secondi più tardi è noto. La sua macchina che perde il controllo e piomba in pista, Alex Tagliani che lo centra in pieno. Poi il buio. Coma, 15 interventi chirurgici e 6 settimane di degenza all’ospedale di Berlino.

Un repertorio drammatico in grado di distruggere l’esistenza di qualsiasi essere umano. Ma Alex Zanardi offre subito la sensazione di non essere così normale. A dicembre, quando sono passati meno di 3 mesi dall’incidente del Lausitzring, si presenta a Bologna per la cerimonia di consegna dei Caschi d’Oro di Autosprint. Con lui c’è il dottor Claudio Costa, che l’aveva preso sotto la sua ala protettiva. La sala conferenze della Fiera di Bologna esplode quando Alex si alza in piedi con la prima versione delle protesi che lo accompagnano da allora. Numero che sottolinea l’appartenenza di Alex a una categoria che va oltre l’umano. Ma stare in piedi a Zanardi non basta. Riesce a inventarsi una seconda vita da pilota, con la BMW, vincendo addirittura nel mondiale turismo. Ma non basta. Alex scopre la handbike e migliaia di chilometri di allenamento gli consentono di diventare il migliore. Il resto è storia recente. Il ragazzo di 50 anni che vince ancora medaglie d’oro alle olimpiadi con l’eterno sorriso dipinto sul volto nonostante quello che gli era stato tolo 15 anni fa in quel maledetto sabato del Lausitzring.

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