Sport o Denaro? Una riflessione sul valore della disciplina sportiva nella società di oggi

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una nostra giovane lettrice

di MARTINA CASSIGOLI

Sport o Denaro? Una riflessione sul valore della disciplina sportiva nella società di oggi

"Lo Sport accresce la cultura di un paese". In queste parole è contenuto un messaggio davvero prezioso in grado di definire al meglio lo scopo e l’utilità dello Sport nella società. Da bambini tutti abbiamo sperimentato almeno uno Sport: i maschietti hanno provato il calcio e le femminucce la danza (o viceversa!), ma ammettiamolo: non ambivamo ad essere né grandi calciatori né grandi étoile. Ci stavamo solo divertendo.

Nell’adolescenza di ogni piccolo uomo lo Sport appare come un “fratello maggiore”, che ci affianca e ci aiuta a crescere: lo Sport è la nostra scuola. Nella vita di ogni giorno inciampiamo in gioie e vittorie ma anche in sconfitte e frustrazioni, ed è tra un gol e l’altro che abbiamo imparato ad accettare le disfatte così come i trionfi; è tra uno chignon disordinato e delle linee imperfette che abbiamo accresciuto il senso di responsabilità, ed è tra un colpo e l’altro che abbiamo imparato ad incassare le delusioni. Abbiamo combattuto con serietà e determinazione per raggiungere i nostri obiettivi, accettando le umiliazioni e rialzandoci dopo ogni caduta.

Lo Sport "rende liberi, perché non serve a nessuno scopo esterno" scrive Bernhard Bueb in Elogio della disciplina: come dargli torto? Lo Sport è qualcosa di individuale, lo si pratica per sé stessi anche se si gioca in una squadra. Si sa, quando l’ambizione è personale i sacrifici e la disciplina non spaventano nessuno. Le notti in bianco a massaggiare ematomi, ore e ore di allenamenti ininterrotti, calli infiammati e sanguinanti sono segni portati con orgoglio che permettono ai campioni di migliorarsi e alle persone di crescere.

"Quando alzi le braccia sul traguardo, che esiste solo per te. E’ in quel momento di puro Sport, di prima piccola immortalità, di denso piacere. Hai incontrato l’infinito". Il traguardo non è necessariamente la vittoria, il traguardo può essere un piccolo miglioramento che, a lungo andare, porterà chiunque sul podio. E’ questo il potere dello Sport: non farti mai sentire stremato; anche quando pensi di aver raggiungo il tuo massimo, la competizione ti sprona a fare di più e ti dimostra che la sfida contro i tuoi stessi limiti puoi solo vincerla.

Eppure, c’è anche chi pensa che lo sport sia una mera maschera degli interessi economici di società nascoste. Proviamo ad intrecciare lo sport con la ricchezza, cosa otteniamo? Una pressione spropositata da parte delle società sportive che, come ci suggerisce Sergio Givone: "Sono diventate società per azioni". Queste, giorno dopo giorno, hanno disumanizzato la maggior parte degli atleti: sia quelli “arrivati”, sia quelli “in-itinere”. Ebbene, se da un lato sono ammirevoli i valori morali ed educativi dello sport, dall’altro, oggi non c’è più attività che non soffra la corruzione della ricchezza.

Nel pugilato, le nuove reclute vengono “massacrate” già dai primi allenamenti: devono capire che quello che realmente conta del loro incontro è solo il verdetto finale. Sono queste le parole che volano tra le mura delle palestre, frutto della paura dei coach di non ricevere più un euro. Il risultato? Giovani incattiviti che hanno accumulato sulle spalle aspettative irrealizzabili e una rabbia irrefrenabile che sfogano contro l’avversario, una volta sul ring. Ma se nel pugilato il gioco è stato snaturato solo in parte (esistono ancora grandi atleti), il calcio ha perso tutto: "Il calcio cessa di essere un gioco nel momento in cui dietro le quinte qualcuno se ne serve, lo usa per altri fini, lo controlla, lo manipola, lo trucca. E’ chiaro che un gioco truccato non è più un gioco".

Forse le società calcistiche si sono fatte sfuggire i soldi di mano e, ora, ci marciano sopra a spese degli atleti. "Prende dieci milioni di euro all’anno e non segna nemmeno un gol" o "con tutti i soldi che prende non dovrebbe nemmeno infortunarsi" questo è quello che dice e pensa la gente: ma siamo sicuro che gli scansafatiche siano i calciatori? Forse noi ne abbiamo un’immagine distorta! Questo vociferare è la conseguenza di uno spreco di denaro, quello stesso denaro che ha inculcato nelle menti comuni il mito del grande calciatore, di cui Ronaldo è l’emblema.

Ma le “grandi prodezze” che ci si aspetta di vedere ogni domenica valgono davvero tutti quei milioni? Dovremmo riflettere proprio su questo: i calciatori non sono creature divine venute dall’Olimpo allo Stadio Meazza, sono comuni mortali che hanno il nostro stesso diritto di sbagliare ed infortunarsi. Citando Givone: “Perché lo sport sia Sport non deve essere una fonte di guadagno per nessuno”. Emanuela Audisio raccontando l’infanzia dei grandi campioni ha scritto: "Lo Sport fa essere. Tu lo adoperi per uscire dalla fame, da una vita misera, da un ambiente che non ti piace, dalla timidezza, da un disagio fisico, psicologico, sociale. Lo sport ti risponde, ti asseconda, ti aiuta". Ed è chiaro che lei, qui, sta parlando di quello Sport che si scrive con la “S” maiuscola.

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