Il Tor di Javi: "330 km, 24mila metri di dislivello, 67 ore di gara e 35 minuti di sonno: corro per sentirmi vivo"

Dominguez, ultra-trailer basco, racconta il suo Tor de Geants e l'amore per la corsa in natura

di PEPE FERRARIO

Il Tor di Javi: "330 km, 24mila metri di dislivello, 67 ore di gara e 35 minuti di sonno: corro per sentirmi vivo"

Javi Dominguez non ha il fisico da superman. All'apparenza è anzi un uomo normale. Ma in realtà è un atleta fenomenale e nella sua ultima impresa di "umano" - verrebbe da dire - c'è ben poco. Poco più di un mese fa l'ultratrailer basco classe 1974 ha chiuso infatti l'endurance trail più affascinante e massacrante al mondo frantumando tutti i record precedenti: ha percorso i 330 km e scalato i 24mila metri di dislivello del Tor de Geants in 67 ore e 52 minuti, dormendo in tutto la bellezza 35 minuti.

Una performance lungo le Alte Vie della Valle d'Aosta, attraverso i 4000 più fascinosi della catena alpina, che ha già fatto storia. Ma ciò che più colpisce di questo 43enne è la naturalezza con cui sa descrivere la sua fatica: una "macchina" perfetta, a livello muscolare, scheletrico e cardiocircolatorio, che ha come propulsori l'amore per la corsa e la solidità mentale. Un magnifco spot dell'ultra-trail, disciplina emergente e appassionante che sta vivendo un grande boom.

"Corro perchè mi fa sentire vivo" ci racconta subito Javi, ospite del Milano Montagna Festival. Insomma, corre perchè gli piace, perché altrimenti si sentirebbe incompleto. Anche se la "completezza" cercata la trova poi in un'esperienza mistico-massacrante come il Tor de Geants: "Io non sono un alpinista ma paragono il Tor a una spedizione himalayana: lo sforzo fisico e quello mentale penso siano simili". Simile, o addirittura maggiore, è sicuramente l'assenza di sonno, l'aspetto forse più disarmante di fronte a tanta fatica: "In quasi tre giorni mi sono fermato tre volte: la prima ho dormito 15 minuti, la seconda venti, la terza mi sono solo riposato senza dormire per 20 minuti. Ma la capacità di non dormire non è qualcosa che puoi allenare, sarebbe una tortura farlo: in gara ti sorreggono l'adrenalina e la competizione".

Spirito di competizione diverso rispetto alle altre discipline, in uno sport che vive ancora di grande cameratismo tra avversari: "Nel trail gareggi innanzitutto contro te stesso, contro i tuoi limiti, contro le tue paure. Quando parti per una gara come il Tor, che è una vera e propria spedizione, sai che andrai incontro a grosse difficoltà e che non basteranno solo le tue doti fisiche a sorreggerti: la testa diventa fondamentale".

Una disciplina, quella di Javi, che sta oggi vivendo un vero e proprio boom. Una crescita che ha lati positivi, sicuramente, ma che nasconde anche qualche insidia: "L'ultra-trail - conclude Dominguez - è uno sport bellissimo che ti mette a contatto con la natura e ti permette di ammirare scenari meravigliosi. Ma è uno sport duro e massacrante che richiede preparazione, attenzione e disciplina: se ti vuoi avvicinare a questo mondo non puoi dimenticarlo!".

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