Controverso, ribelle e provocatore: il genio di Ali

Ha anticipato i tempi gestendo telecamere e microfoni da attore consumato. E sul ring...

di LUCA BUDEL

Ali, Lapresse

Bello, elegante, con una velocità di pensiero e un'intelligenza fuori media. È stato anche questo Muhammad Ali, un fenomeno capace di costruire la sua leggenda anche fuori dal ring. Provocatore fu il primo a ribellarsi a una società razzista che lo considerava utile solo a dare spettacolo distribuendo cazzotti. Il primo clamoroso gesto di rottura fu la conversione all'Islam, con il legame controverso con Malcolm X. Una mossa rivoluzionaria nei tempi, nelle modalità, considerato che parliamo degli anni sessanta. 

Per la parte bieca della maggioranza bianca Ali diventa un nemico. Il conto gli viene presentato quando il campione rifiuta l'arruolamento per il Vietnam. Ali viene messo all'angolo, ma occorre altro per piegare un uomo dal carisma e dal carattere come il suo. Così chi pensava di averlo distrutto si è dovuto ricredere. Perché poi Ali è tornato, Ali ha vinto, Ali è diventato il più grande.

Ha rischiato di fare la fine delle pantere nere di Mexico '68, cancellate dopo i pugni alzati sul podio. Ma Muhammad era troppo più forte, aveva capito prima tutti l'importanza dei media. Bucava il video come nessun'altro, gestiva telecamere e microfoni come un attore consumato. Sapeva provocare, alimentare polemiche. Parole che mettevano in crisi i suoi avversari ancora prima di salire sul ring. Muhammad Ali, anche per questo è stato il più grande di tutti, non solo nella boxe.

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