Sato, un'impresa bellissima

Il primo giapponese a vincere la 500 miglia di Indianapolis

di STEFANO GATTI

Sato, un'impresa bellissima

La straordinaria “campagna” americana di Fernando Alonso ha fatto passare in secondo piano quelle di tutti gli altri grandi protagonisti della recente 500 Miglia di Indianapolis, non ultimo Takuma Sato, primo pilota giapponese a vincere la corsa, giunta alla sua 101esima edizione. Giusto quindi rendere onore all’ex pilota di F1 (92 GP tra il 2002 ed il 2008).

Prima di raggiungere Detroit, dove il campionato Indycar riprende il suo cammino questo stesso weekend, Takuma si è sottoposto ad un vero e proprio media tour (de force …) ad uso e consumo degli sponsor. Intervistato sulla terrazza panoramica dell’Empire State Building di New York, Sato però è andato oltre le più scontate incombenze commerciali, facendo in qualche modo risalire le proprie attuali fortune a … Hiro Matsushita, apripista del piloti giapponesi nelle corse americane. Passato alla storia come uno dei piloti meno competitivi delle gare tipo Indy, Matsushita è il rampollo di una delle più grandi dinastie industriali giapponesi: la Matsushita Electric Industrial Co., proprietaria tra gli altri del marchio Panasonic che campeggiava sulle fiancate della monoposto di Hiro.

Pur frequentando appunto quasi esclusivamente le ultime file degli schieramenti di partenza e la coda degli ordini d’arrivo, Matsushita (oggi 56enne uomo d’affari di San Clemente, California) nel 1991 si era tolto la soddisfazione di diventare il primo pilota giapponese al via della Indy 500 e di correrla altre tre volte, concludendo addirittura nella top ten (decimo!) l’edizione del 1995, vinta da Jacques Villeneuve, l’ultima prima della frattura tra CART e Indy Racing League. Un exploit che sarebbe stato migliorato otto anni più tardi da Tora Takagi (quinto nel 2003), altro ex pilota di F.1 del Sol Levante che possiamo considerare (molto più dei vari Matsuda, Hattori, Matsuura e Mutoh) il vero … anello di congiunzione tra Matsushita e Sato. A proposito di quest’ultimo e della sua bellissima vittoria a Indy, resta da riportare il polverone sollevato dal caso di un giornalista americano licenziato in tronco dal Denver Post per aver pubblicato un tweet nel quale incredibilmente affermava di sentirsi “very uncomfortable” (molto a disagio) per il successo di un pilota giapponese (Paese nemico degli USA nella Seconda Guerra Mondiale) nel weekend del Memorial Day, nel quale gli Stati Uniti ricordano i propri caduti di tutte le guerre. Il post aveva immediatamente scatenato reazioni indignate ed accuse di razzismo ed a nulla sono valse le scuse di Terry Frei (questo il nome del reporter). Un retroscena amaro che però nulla toglie all’impresa di Sato ed alla storia della sua vittoria a Indianapolis: bella ed indimenticabile come invariabilmente tutte le storie (di successo, di sconfitta ma sempre e comunque di coraggio) che la 500 Miglia regala ogni anno nel mese di maggio.

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