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Il Lausitzring chiude: basta corse

La pista tedesca che ci ha portato via Alboreto e ha segnato la vita di Zanardi è stata acquistata da Dekra

di STEFANO GATTI

Il Lausitzring chiude: basta corse

Il round tedesco del Mondiale Superbike, in programma subito dopo Ferragosto all’Eurospeedway Lausitzring, sarà l’ultimo evento sportivo motoristico ad avere luogo nell’impianto del Brandeburgo. L’intera proprietà è stata infatti acquistata dalla Dekra, società di centri di revisione auto e moto che iniziò a farsi conoscere negli anni Novanta, ai tempi della sponsorizzazione di Michael Schumacher. Nella conferenza stampa organizzata per l’occasione, i responsabili di Dekra hanno illustrato le linee generali di un progetto mirato a trasformare l’autodromo in un centro di collaudo ad altissima tecnologia, in particolare per quanto riguardo studio e sviluppo delle auto a guida autonoma, con l’allestimento di vere e proprie “città fantasma” all’interno delle quali collaudare il comportamento dei prototipi nelle situazioni più diverse.

Fin qui la notizia, apprendendo la quale però l’appassionato di sport motoristici ed a maggior ragione chi nell’ambiente delle corse si trova ad operare non può far a meno di rivedere e addirittura rivivere un paio di eventi che hanno drammaticamente (addirittura tragicamente) segnato la breve storia del Lausitzring (aperto nel 2000): vale a dire l’incidente che costò la vita a Michele Alboreto e quello che cambiò la vita di Alessandro Zanardi: risalenti entrambi al 2001, a poche mesi di distanza l’uno dall’altro. Alboreto restò ucciso il 25 aprile durante un test con l’Audi in vista della 24 Ore di Le Mans, che l’ex ferrarista aveva vinto quattro anni prima. A causa dello scoppio di uno pneumatico, la R8 Sport di Michele finì contro le barriere, prese il volo e si capovolse. L’incidente avvenne lungo quello che già allora era una vera e propria pista-test, non destinata alle competizioni, composta da due lunghissimi rettifili collegati da due curve a 180 gradi, completamente distinta dall’autodromo vero e proprio. Fermandosi a ripensare a Michele, quasi non si riesce a farlo in silenzio: sembra sempre di sentire il rombo del motore che urla impazzito mentre il prototipo è in volo.

Sabato 15 settembre è una giornata ad altissima intensità nel mondo delle corse automobilistiche: a Monza sono in programma le prove ufficiali del Gran premio d’Italia, al Lausitzring la prima delle due tappe del tour europeo della Indycar. Su tutto aleggia la pesantissima cappa degli attentati terroristici dell’11 settembre, solo pochi giorni prima. In Germania in particolare la tensione è palpabile: il “circo” della Indycar è composto in massima parte da personale statunitense, poi canadese e sudamericano. Il timore di nuovo attentati è vivissimo (pochi giorni dopo a Rockingham per la tappa inglese il volo di prova di un elicottero militare sopra il paddock scatenerà il panico tra i presenti).

Le immagini dell’incidente di Zanardi passano davanti agli occhi come fosse ancora quel 15 settembre: la Reynard numero 66 dell’italiano che scivola dal prato dell’infield al nastro d’asfalto, quella numero 33 di Alex Tagliani che la prende in pieno spezzandola in due. Immagini purtroppo incancellabili, alle quali solo il coraggio di Alex ha poi restituito un senso. La storia del Lausitzring, a pensarci bene, è tutta qui: racchiusa ei pochi mesi tra il 25 aprile ed il 15 settembre del 2001.

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