Ducati Scrambler Full Throttle: il bello di guidare senza pensieri

Eccoci alle prese con la più "anticonformista" delle moto targate Borgo Paniale: provata nelle più svariate situazioni, per capire se i 9.640 euro (prezzo di listino) bastano per trovare davvero la gioia...

di MATTEO CAPPELLA

Il 2015 di Ducati è iniziato alla grande. L'arrivo dello Scrambler, la new entry della factory bolognese, ha messo subito a segno vendite record: ben 9.000 esemplari nei primi sei mesi. "The land of joy" è la filosofia di questo modello che punta a miscelare tradizione e modernità. Tradotto: si incentiva l'uso spensierato della motocicletta. Cosa che in tempi di austerità politica, economica e sociale - diciamolo - ci piace! Fa bene al morale, incentiva la voglia di ripartire e guardare alla vita con del sano entusiasmo.

SCRAMBLER FULL THROTTLE: COM'E' FATTA

C'è l'imbarazzo della scelta tra i quattro modelli disponibili: Icon, Classic, Urban Enduro e Full Throttle. Dipende dai gusti e si vorrebbe averli tutti, per "indossarli" a piacere in base all'umore del giorno. Dovendo prenderne uno al volo, però,  l'occhio è caduto svelto su quello che risulta più aggressivo. Quello ispirato al mondo del flat track (le moto che corrono negli ovali sterrati ndr). E' il Ducati Scrambler Full Throttle e si distingue dalle altre per due caratteristiche ben delineate: la colorazione nero opaco (deep black), con insert gialli su serbatoio e sella. E il doppio finale dello scarico by Termignoni. Un plus di eleganza e carattere che non passa inosservato. Al punto che già nella "prova parcheggio" si rivela un top player, ricevendo una raffica di complimenti. Addirittura, fuori dalla palestra, è piaciuto a più di una ragazza, che ha buttato lì: "Bella moto, complimenti". Non capita spesso...

Senza contare i curiosi che hanno chiesto: "L'hai fatta tu così?". No, è tutta di serie. Ed è il suo bello, come il fatto che poi sia completamente personalizzabile con tanti accessori su misura. Partendo dal design d'ispirazione anni '60, rielaborato con attenzione minimale in chiave moderna. Il manubrio è largo e basso, il serbatoio a goccia da 13,5 L, il parafango corto e il faro anteriore con i LED. Elementi che regalano allo Scrambler un aspetto essenziale e un po' sbarazzino. Dove persino il taglio degli specchietti risulta gradevole e funzionale. Migliore, rispetto alle appendici bacchetta-e-tondo (come le orecchie di Topolino) tipiche dei retrovisori kitsch del passato.

Uno stile dunque curato nei dettagli e molto compatto nell'insieme. Impreziosito dai cerchi in lega e dall'immancabile telaio a traliccio di tubi, che abbracciano il più celebre dei motori Ducati. Ovvero il bicilindrico a L, con distribuzione desmodromica 2 valvole per cilindro, da 803 cc. Un vero cuore pulsate, raffreddato ad aria, ma "caldo" nel DNA: capace di sprigionare 75 cv di potenza (a 8.250 giri/min) e 68 N/m di coppia (a 5.750 giri/min). Più che sufficienti per divertirsi, considerando le masse ben distribuite e il peso in ordine di marcia, contenuto in 186 kg.

DUCATI SCRAMBLER: COME VA

Ducati Scrambler Full Throttle prova Matteo Cappella foto Davide Orsatti, Foto Ufficio Stampa

Sensazioni positive, si diceva all'inizio. Un concetto su cui il marketing Ducati ha lavorato bene, creando una certa attesa in merito alle prestazioni reali di questo Scrambler. Aspettative sul comportamento in marcia, che trovano conferma fin dalla prima presa di contatto. In sella si sale svelti, senza manovre da ginnasta olimpico. Ci si ritrova seduti leggermente dentro la moto, comodi e a proprio agio. L'impugnatura larga, con braccia e spalle che restano abbastanza rilassate, regala un'appagante sensazione di praticità: della serie gira la chiave, prendi e parti. Per andare dove non è nemmeno così importante. Qualche commissione diventa così una buona scusa per uscire e farsi un giro. All'accensione il piccolo Termignoni ruggisce e il meraviglioso sound Desmo invoglia sgasare a ripetizione. Una sinfonia, una colonna sonora profonda ed emozionale, che va in crescendo infilando la prima e snocciolando le 6 marce, trotterellando per le vie della città.

Nei percorsi urbani si apprezza la seduta bassa, con le ginocchia che avvolgono la prima parte del serbatoio, senza costringere però le gambe a piegarsi troppo. Merito anche delle pedane un po' avanzate. Il senso di controllo e maneggevolezza così è immediato. Detto che la confidenza con l'acceleratore è tipica degli amici di lunga data, si scopre che è l'erogazione il vero asso nella manica dello Scrambler. La spinta in ripresa è generosa, con un tiro decisamente vigoroso nei giri bassi, sempre lineare e progressiva anche durante la cambiata. Anche spalancando il gas a fondo corsa, niente brividi: solo una piacevole sensazione di controllo totale a tutti livelli. Praticamente, che alla guida ci sia un neo-patentato o uno smanettone incallito, lo Scrambler punta ad assecondare con benevolenza ogni esperienza di guida. Un valore aggiunto che ne amplia la versatilità di utilizzo.

A favorire la confidenza con il motore desmodromico, ci pensa una ciclistica particolarmente sincera. Le sospensioni Kayaba copiano bene l'asfalto, anche quando buche e tombini vengono affrontati a velocità sostenute... In centro, su pavè o i binari del tram, l'equilibrio dello Scrambler non viene intaccato nemmeno da fastidiose vibrazioni. A tratti solo un po' rigido al posteriore, ma grazie alla regolazione del mono, se si prevede un uso prevalentemente cittadino, si può ammorbidire il precarico della molla. La taratura standard si dimostra adeguata per tangenziali/autostrade, nonché per quelle gite fuori porta dove si cerca il divertimento tra curve e tornanti. Sempre in sicurezza, s'intende.

La guida dello Scrambler risulta dunque facile e precisa, mai troppo impegnativa. Efficace e propensa a perdonare gli errori, anche quando non si è dei maghi delle traiettorie. Stabile, come su un binario, nella percorrenza di curva. Anche se in uscita da svincoli e tornanti, forse i più sportivi ed esperti, potrebbero sentire l'esigenza di qualche cavallino extra... Ma proprio il fatto di non doversi preoccupare troppo quando si spalancare il gas (full throttle appunto) fa di questa 800cc una moto sincera e divertente.

Sul fronte della frenata, chi è abituato ai lussi del doppio disco anteriore, storge un po' il naso quando ne vede montato uno solo. Ma il 330 mm, con pinza radiale a 4 pistoncini e ABS di serie, qui è perfettamente allineato con le prestazioni. Una volta regolata la distanza della leva il grosso del lavoro è fatto. La potenza frenante si dimostra adeguata ad ogni situazione, anche di panic stop. Ovvero stressando e scaldando parecchio il disco, gli spazi di arresto restano ridotti. Volendo, è possibile disinserire l'ABS, ma nel caso non emergono vantaggi, anzi... se avete la mano pesante conviene lasciarlo attivo. Ci pensano poi le gomme, MT60 RS da 110/80 ZR18 e 180/55 ZR17 di Pirelli, ad enfatizzare un ampio specchio d'utilizzo. In particolare chi soffre l'ansia da brecciolino per strada, su queste due ruote si sentirà al sicuro: permettendosi addirittura un'escursione su sterrati e brevi passaggi offroad con tutta tranquillità. Una precisa volontà di Ducati, che non ha voluto porre limiti d'uso allo Scrambler.

E allora benvenuta moto pratica e poco impegnativa, affidabile grazie alla qualità costruttiva moderna. Dove la presa USB sotto la sella e la strumentazione LCD, ben leggibile e completa, sono il valore aggiunto tecnologico ormai irrinunciabile. Quindi "", con il Ducati Scrambler Full Throttle si entra quotidianamente in "The land of joy". Tutto vero. Costretti a fare i conti con la realtà solo ogni tanto, quando quella spiona della riserva richiede un minimo d'attenzione... Poi ancora via, a tutto gas, sorridendo alla vita.

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