Dakar, 10 anni fa la tragedia di Meoni

L'11 gennaio 2005 il pilota toscano perdeva la vita in un incidente in gara

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ALBERTO PORTA

La notizia, ancora ufficiosa, arrivò in redazione poco prima delle undici del mattino di quell’11 gennaio 2005: “Meoni è morto, arresto cardiaco”. Sarebbe stato meglio ricevere una coltellata. Non è vero, non può essere vero. E poi, arresto cardiaco? Ma come? Un atleta, un gigante come lui? Dall’incredulità, dallo stordimento, si passò alla consapevolezza con l’arrivo delle prime agenzie ufficiali che chiarivano la dinamica dell’incidente: caduta a bassa velocità e frattura di due vertebre cervicali… Ci eravamo sentiti pochi giorni prima di Natale per lo scambio di auguri. “Alberto, questa per me è l’ultima Dakar. Poi si cambia vita, faremo insieme un bel viaggio in moto nel deserto, ci divertiremo insieme sulle dune più belle del mondo…” Fu davvero l’ultima Dakar.

In fretta e furia, quando arrivarono dal deserto della Mauritania le prime immagini, come in trance io e Guido Meda preparammo una trasmissione speciale per la sera, mentre nell’ambiente fuoristradistico la notizie si diffondeva. Adesso sono passati dieci anni, e quel chilometro 184 sulla pista tra Atar e Kiffa, quello strano schianto a bassa velocità che ha prodotto un simile disastro, sono ancora qui che girano nella testa. Non è passata uscita in moto o turno di lavoro sui rally raid senza che il pensiero andasse immediatamente a Fabrizio, al “Cinghiale Toscano” dal carattere forte e dal cuore gentile, diventato idolo degli appassionati, dei “malati d’Africa”, per il suo modo generoso di correre, tutto o niente. Chiunque riesca a coronare il sogno di partecipare alla Dakar, emigrata ora in Sudamerica, dice di avere Fabrizio come riferimento, segno che le sue imprese hanno avuto grande spessore non solo sportivo ma anche umano. Ricordarlo oggi? Io e tantissimi altri lo ricordiamo spesso, sempre, perché lui ci ha insegnato tanto, ad arrabbiarci quando serve, a stringere i denti, a riderci sopra quando magari siamo fermi con la moto rotta. La sua forza è ancora con tutto il popolo dei fuoristradisti, con il groppo in gola che ogni tanto viene su. E se la cosa può interessare, senza di lui nel deserto in moto non ci sono mai andato...

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