Alex Zanardi, l'omino di ferro

Nuova avventura: torna a correre in macchina

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LUCA BUDEL

Alex Zanardi, l'omino di ferro

Trattando il caso Zanardi non siamo alle prese con qualcosa di normale. Oggi lo racconta la sua decisione di tornare a correre in macchina nel campionato europeo GT mantenendo intatto l’obiettivo di vincere ancora l’olimpiade di Rio nel 2016, categoria handbike. Buttando l’occhio sulla sua carriera si scopre che di riferimenti all’aggettivo “normale” non ne esistono. Nelle prove del Gran Premio del Belgio del 1993 si schianta all’uscita dell’Eau Rouge. 290 chilometri orari la velocità dell’impatto. Lui e Daniela (che diventerà sua moglie) partono da Spa con una Ford Mondeo che guida lei. Più di 1000 chilometri per arrivare a casa. Per la decelerazione impressionante Alex è costretto a fermarsi spesso in autostrada per vomitare. La Lotus lo ringrazia lasciandolo a piedi.

Ma Alex ha una voglia matta di correre in macchina. Così accetta pure di andare in Inghilterra per gare club, quelle infarcite di dilettanti. Vince ovviamente. Poi, quasi per caso, arriva l’opportunità di correre in America. Alex vince un paio di campionati di Formula Indy e si inventa con qualche anno di anticipo su Valentino Rossi il sorpasso al cavatappi di Laguna Seca. Negli Stati Uniti è una leggenda ma a lui resta un conto in sospeso, la Formula 1. Ci torna con un ricco contratto. Ma sotto il sedere ha una delle peggiori Williams della storia, così l’avventura termina in fretta con un amaro divorzio.

Ma Alex senza un volante tra le mani non riesce a stare. Così riparte ancora dalla Formula Indy. Il 15 settembre, Lausitzring la pista, l’oscura signora gli tende un agguato. Siccome la normalità non è nel guardaroba di Alex lui perderà pure entrambe le gambe, ma tre mesi più tardi sarà di nuovo in piedi a Bologna durante la consegna dei caschi d’oro di Autosprint. Ma non basta.

Zanardi vuole correre ancora. Lo fa con la BMW nel mondiale turismo, vincendo pure qualche gara. Nel frattempo completa i 13 giri che mancavano a chiudere la maledetta corsa del Lausitzring, prova una Sauber di Formula 1 e scopre una nuova passione. Si chiama handbike. Alex vince due ori all’Olimpiade di Londra del 2012. Lo fa sul mitico tracciato di Brands Hatch e forse non è un caso. Poi tocca alla coppa del mondo e ai tre titoli iridati.

Oggi inizia la sua terza vita al volante di una macchina da 600 cavalli. 47 anni trascorsi tra giorni drammatici e sequenze trionfali. Sempre e comunque con il sorriso sulle labbra come a sottolineare che la vita è un dono e occorre viverla con la massima intensità, senza rimpianti.

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I VOSTRI COMMENTI

Vamalope - 21/01/14

Una persona eccezionale, da prendere come esempio, forza, tenacia positivita', ma sopratutto voglia di vivere..!! Grande Alex, buona fortuna per questa nuova sfida che ti sei posto..!!!

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torakiki il giustiziere - 21/01/14

COMPLIMENTI ALL ARTICOLO DI LUCA BUDEL, IN POCHE FRASI HA DESCRITTO LA VITA DI UN UOMO A DIR POCO UNICO ED ECCEZZIONALE.....ESEMPIO PER TUTTO IL MONDO....GRAZIE ALEX!!!!! GRAZIE DI ESISTERE.....

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Snow4life - 21/01/14

Alex Zanardi è un uomo da rispettare e onorare! con un grande cuore e passione. Mai arrendersi veramente un esempio!

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