Una Dakar alla catalana: Roma e Coma successi meritati

L'ordine in casa Mini fa discutere: Peterhansel andrà alla Peugeot

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ALBERTO PORTA

Una Dakar alla catalana: Roma e Coma successi meritati

Impacchettiamo questa Dakar 2014, mettiamola nell'armadio dei ricordi pensando che è stata bella, dura, durissima come ai tempi dell'Africa. Una Dakar che ha preteso, purtroppo il solito tributo, ma diciamoci la verità, a quelli che 8 giorni fa tuonavano sulla gara massacro da fermare, adesso del signor Eric Palante non frega più nulla.

E' stata la Dakar del prepotente ritorno di Marc Coma, assente lo scorso anno per infortunio, veloce, tattico e furbo come deve essere chi punta dritto alla vittoria finale. E' il 13.esimo successo consecutivo per la KTM, iniziò Fabrizio Meoni nel 2001, ma Honda e Yamaha sono tornate e giurano vendetta.

Un altro catalano, mannaggia a 'sti spagnoli che si pigliano quasi tutto, ha messo a segno il colpo storico, Nani Roma è il terzo dakariano della storia ad aver vinto prima in moto poi in auto, dopo Hubert Auriol e dopo Stephane Peterhansel che ha dovuto dire obbedisco agli ordini di scuderia e lasciare che fosse la gialla Mini di Roma ad arrivare per prima a Valparaiso. Mister Dakar si consola con le 65 vittorie di tappa in carriera, come lui nessuno mai, e ci riproverà, per la dodicesima corona, tra 12 mesi, di sicuro con la Peugeot che tornerà, e allora forse sta qui l'inghippo, perché lasciar vincere uno che se ne andrà al posto del fedelissimo Nani che tra le varie attività tiene pure una concessionaria Mini? La Dakar è anche Business, non dimentichiamolo, anche se la poesia di scenari meravigliosi rimane la cosa che ci rimane in testa e che ci fa amare questa corsa così straordinaria, così folle.

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