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Valata per il titolo in IndyCar: tutti contro Castroneves

A cinque gare dal termine sono in tre a contendere la vittoria finale al pilota brasiliano

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STEFANO GATTI

Dixon e Castroneves (Afp)

Nonostante il poker di piloti in grado di conquistare quest'anno la prima vittoria, nel campionato Indycar è ancora troppo presto per parlare di ricambio generazionale. Le posizioni di vertice della classifica infatti sono tuttora presidiate da campioni affermati. Davanti a tutti il regolarissimo Helio Castroneves. Vincitore in Texas, il brasiliano del Team Penske il cui marchio di fabbrica è la scalata alle reti di protezione dopo ogni successo svetta a quota 453 punti, trentuno in più di Scott Dixon (422), reduce dalle tre affermazioni consecutive (Pocono e le corse gemelle di Toronto) di un mese di luglio straordinario per il pilota neozelandese. Più staccati ma a tutti gli effetti in corsa per il titolo il campione in carica Ryan Hunter-Reay (388 punti), primo a Birmingham e Milwaukee e Marco Andretti (377), che ha però gradualmente perso lo smalto che, ad inizio campionato, lo avevo portato ad un passo dalla vittoria nella 500 Miglia di Indianapolis.

Mentre il giapponese Takuma Sato (sul podio alto a Long Beach) arranca in 13.a posizione, gli altri tre neo-vincitori di cui sopra viaggiano nei quartieri alti della generale: il francese Simon Pagenaud, vincitore di gara-2 a Detroit (gara-1 se l'era aggiudicata Mike Conway) occupa la quinta piazza con 350 punti. James Hinchcliffe (che non si è accontentato della prima affermazione a St. Petersburg ed ha replicato a San Paolo e nell'Iowa) settimo con 325 punti a pari merito con Charlie Kimball, davanti a tutti sotto la bandiera a scacchi a Mid Ohio. Hinchliffe e Kimball sono preceduti però da Dario Franchitti, sesto con 342 punti ed in netta risalita. Stagione anomala, quella dello scozzese di origini toscane, una delle stelle di prima grandezza della Indycar, che puntava ad un avvio di campionato fulmineo per mettere a segno la sua quarta affermazione nella 500 Miglia di Indianapolis alla fine di maggio, impresa che avrebbe trasformato Dario nel recordman della corsa, pareggiando i conti con AJ Foyt, Al Unser e Rick Mears, con discrete chances di fare prima o poi cinquina. Niente di tutto ciò: guai a ripetizione nelle prima quattro gare ed un incidente nel finale della Indy 500 hanno costretto il,campione del Ganassi Racing a rimettere mano ai suoi piani, anzi a ribaltarli del tutto. Ora l'obiettivo di Franchitti è il titolo Indycar (sarebbe il quinto ...) ed il progetto rimonta promette bene. Pur non avendo ancora centrato il successo (come il solo Marco Andretti tra i primi otto della generale), da quattro gare Dario non scende dal podio e la sagoma della Dallara-Honda numero dieci diventa sempre più grande e minacciosa negli specchietti degli avversari più quotati.

Un'elite alla quale fatica a restare agganciato Tony Kanaan che, all'indomani del successo a Indianapolis, grazie al quale il brasiliano aveva trovato fama, dollari ed un nuovo sponsor, non è più riuscito a ripetersi, scivolando lentamente (si fa per dire) ai margini della top ten: decimo appunto, a quota 313, alle spalle dell’inglese Justin Wilson (320) e davanti al deludente australiano del Team Penske Will Power (305). Per Kanaan in pratica fino ad ora quest'anno il percorso inverso rispetto a quello di Franchitti. Una tendenza che Tony deve provare ad invertire già dalla prossima tappa del campionato, in programma il 25 agosto sul movimentato tracciato stradale di Sonoma, in California per l’inizio del rush finale che comprenderà poi gli appuntamenti di Baltimora, Houston (gara doppia) e Fontana.

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