TOURIST TROPHY

All'Isola di Man solo McGuinness nega l'en plein a Michael Dunlop

Poker per l'erede di Joey e Robert, ma la Senior TT va al "Re della Montagna"

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ALBERTO GASPARRI

Una partenza al TT

Soltanto John McGuinness ha negato a Michael Dunlop l'onore di riscrivere la storia del Tourist Trophy. All'ultimo tentativo il 41enne pilota britannico di Morecambe è salito sul gradino più alto del podio, e lo ha fatto per la ventesima volta in carriera qui, nella gara più importante dell'Isola di Man, la Senior TT che chiude il programma. Negando così all'erede degli immortali Joey e Robert la quinta vittoria sulle cinque corse più importanti della folle, ma allo stesso tempo mitica, competizione su strada che dal 1907 si corre lungo gli unici 60,7 km del Mountain Course. McGuinness e Dunlop, compagni di squadra nel team Honda TT Legends, sono stati divisi da soli 10"1, un distacco ridicolo dopo oltre 360 km bevuti alla folle media di 207 km/h tra muretti e marciapiedi, alberi e case, montagne e ponti.

McGuinness

Alla fine, comunque, il più felice di tutti deve essere stato Ian Hutchinson, l'unico finora in grado di fare cinque su cinque nelle 106 edizioni del TT. Un primato, quello datato 2010, che l'inglese ha pagato a caro prezzo, visto che da allora la malasorte, sotto forma di gravi e lunghi infortuni, non lo ha più abbandonato, tanto da costringerlo a rinunciare a prendere il via quest'anno. Oltre a Dunlop (primo in Superbike, Supersport 1 e 2 e Superstock), a cui è andato anche il Joey Dunlop TT Championship Trophy alla memoria dello zio, e McGuinness (pure tre terzi posti per lui compreso quello della Superbike dove ha stabilito il nuovo primato assoluto sul giro singolo a 229 km/h di media), in tanti sono tornati a casa con le ossa intere e qualche soddisfazione. Tra questi c'è sicuramente il veterano neozelandese Bruce Anstey, due volte secondo nella Supersport e terzo nella Senior TT nonostante il lap record della gara a 211 km/h, l'australiano Cameron Donald, secondo nella Superbike, ma anche Gary Johnson, secondo nella Superstock, e il fratello di Michael, William Dunlop, terzo nella Supersport 1.

Dunlop e Guy Martin

Lo sconfitto è ancora una volta il bello e dannato Guy Martin. L'inglese ha mancato per l'ennesima volta il suo primo successo al TT, ma anche la piccola consolazione del podio, ottenendo come migliori piazzamenti il quarto posto nella Superbike e il quinto nella Senior. Il suo compagno di squadra Joshua Brookes, un passato nel Mondiale Superbike e Supersport, ha scoperto la durezza del Tourist Trophy, ottenendo da debuttante il 10° posto nella gara inaugurale della Superbike, ma poco altro. Insomma, la pista è un conto, la strada un altro. In gara c'erano anche i Sidecar, con vittorie per Tim Reeves-Dan Sayle e per i fratelli Ben e Tom Birchall, le Lightweight, andate all'emergente James Hillier, e le elettriche del TT Zero, con successo di Michael Rutter e quinto posto per Chris McGahan in sella alla realizzazione della lecchese Vercarmoto su base Yamaha R6. Peccato solo che non ci siano stati piloti italiani al via, con Stefano Bonetti, potenzialmente da "top ten", costretto a rinunciare all'ultimo momento nonostante fosse già iscritto.

Purtroppo, dopo un'edizione priva di vittime, quella del 2012, questa volta si è tornati a parlare di morte. La sorte è capitata a Yoshinari Matsushita, lo sfortunato giapponese che è deceduto a causa di una caduta all'inizio della settimana di prove tormentata dal maltempo. Si tratta della 240.a vittima del Mountain. Attimi di paura anche al via della Senior TT, quando la moto di Jonathan Howarth è finita tra i pubblico a Bray Hill. Praticamente illeso il pilota, sono rimaste ferite dieci persone, una delle quali seriamente, anche se non in pericolo di vita. Anche questo fa parte del fascino perverso del Tourist Trophy. 
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