LA VITA

Pannella, un guru antipartitocratico inventore della disobbedienza civile

Dagli arresti ai digiuni, dalle maratone oratorie agli imbavagliamenti, la vita del leader dei Radicali

Capopartito, guru, difensore degli emarginati, censore della partitocrazia e politico navigato, alfiere dei diritti individuali e inventore della disobbedienza civile: difficile dare un nome giusto per quello che è stato Marco Pannella. Uno capace di attirare tra i Radicali i giovani contestatori degli anni Settanta e poi, vent'anni dopo, di allearsi con Berlusconi.

Ma sarebbe sbagliato e ingiusto definirlo voltagabbana, nessuno se lo sognerebbe mai. Per lui l'importante era far vincere le sue idee. Certo non è stato un politico convenzionale: farsi arrestare per aver fumato uno spinello in pubblico (successe nel 1975) non è da tutti. Anche la sua vita privata è stata fuori dagli schemi: "Sono legato da 40 anni alla mia compagna Mirella, ma ho avuto tre o quattro uomini che ho amato molto. E con lei non c'è stata mai nessuna gelosia".

Nessun figlio dalla moglie; ma forse più d'uno, per sua stessa ammissione, sparsi in giro per l'Italia, frutto dei suoi amori giovanili. I successi li ha costruiti con due armi: le sue parole e il suo corpo. Era lui il "signor Hood" di una canzone che gli aveva dedicato Francesco De Gregori: "Con due pistole caricate a salve e un canestro pieno di parole".

Con la sua parlantina ipnotizzava chiunque lo ascoltava. Ma era con la forza del suo corpo che lanciava le idee radicali fuori dal recinto della politica, per farle viaggiare lontano. "Invece di mostrare i muscoli mostri la tua magrezza. Guardate Gandhi. Lui però quando digiunava stava al letto, io non mi fermo un attimo", spiegò in una recente intervista.

Cominciò da subito a usare le armi del pacifismo del Mahatma. Nel 1968, al momento dell'invasione della Cecoslovacchia da parte dei sovietici, era all'est, in Bulgaria: avuta la notizia dell'arrivo dei carri armati a Praga inscenò una protesta solitaria, alzando cartelli e gridando slogan contro i sovietici. Le guardie bulgare lo ammanettarono e lo portarono in prigione chiedendosi chi fosse quel giovane con il naso aquilino che urlava ai passanti.

Era solo il primo di centinaia di happening: disobbedienza civile, arresti, digiuni (in "radicalese" Satyagraha) maratone oratorie, imbavagliamenti. Tutto pur di far arrivare il messaggio. Con lui alla guida il partito Radicale cessa di essere il circolo snob degli intellettuali eredi del laicismo ottocentesco e si trasforma in una macchina per la diffusione del verbo pannelliano. La sede di Torre argentina diventa il crocevia di giovani pronti ad andare in carcere per renitenza alla leva (l'obiezione di coscienza è ancora lontana), femministe, proto-ambientalisti, gay, coltivatori di cannabis.

Il 1973 e il successo sul divorzio - C'è un'aria rivoluzionaria, ma il '68 c'entra fino a un certo punto. Pannella è liberale, crociano, anticomunista, e i gruppuscoli dell'estrema sinistra mandano in giro la voce che sia finanziato dalla Cia e dal Mossad. Ma il punto di svolta arriva nel 1973. L'idea gliela dà la Chiesa, che scende in campo con un referendum contro la legge sul divorzio, entrata in vigore tre anni prima. E' la prima volta che gli italiani venivano chiamati a pronunciarsi con un referendum.

La raffica di referendum: 117 in 40 anni - Pannella dà battaglia, si prende la scena, il no all'abrogazione vince. E lui capisce che gli italiani sono pronti, anche i moderati, a non seguire le indicazioni della Dc e della Chiesa. E allora giù una raffica di referendum: in 40 anni di Pannella ne chiede 117, raccogliendo più di 60 milioni di firme. 47 vengono votati, e 35 volte gli italiani fanno vincere il sì: via il finanziamento ai partiti (che però, uscito dalla porta, rientra dalla finestra) via la legge Reale sulle limitazioni personali per motivi di ordine pubblico, via il nucleare, via la caccia senza limiti.

L'aborto, l'ultima battaglia referendaria vinta - Sotto la minaccia di un referendum viene approvata la legge sull'aborto. Poi gli italiani si stufano e cominciano a disertare le urne. E allora Pannella punta tutto sul "ricatto" degli scioperi della fame e della sete e apre altri fronti: provvedimenti di clemenza per svuotare le carceri sovraffollate, lotta alla fame nel mondo, moratoria della pena di morte. Temi su cui ha il monopolio.

L'anticlericale che piaceva al Papa - E' laico e anticlericale, ma per questo suo impegno si guadagna l'apprezzamento di Papa Francesco: gli telefona durante uno degli ultimi digiuni, cominciato quando era già stato colpito dalla malattia, e gli chiede di non andare fino in fondo. A Pannella si deve anche l'arrivo dell'ostruzionismo parlamentare. Alla guida della sua pattuglia di sette deputati, nel 1976 Pannella comincia a sabotare riti e certezze della malapolitica a colpi di discorsi chilometrici (anche sette - otto ore in piedi davanti al microfono per impedire l'approvazione delle leggi "liberticide"). Non potendo mai allontanarsi dal banco durante l'intervento si è attrezzato con un contenitore dove fare pipì.

I passi falsi: da Toni Negri a Cicciolina - Pannella non si ferma davanti a niente. Nemmeno di fronte al rischio di non essere capito. L'elezione in Parlamento nelle liste radicali del teorico dell'autonomia operaia Toni Negri, gli si ritorce contro nel momento in cui il professore approfitta della libertà per scappare in Francia. Ancora peggio va con Ilona Staller (Cicciolina), candidata ed eletta nel 1986: pochi capiscono perché Pannella l'abbia voluta in Parlamento.

Tante vittorie, nessuna poltrona - Ma la sua difesa di Tortora dalla "giustizia ingiusta" che ha aveva colpito fu sacrosanta e oggi è universalmente riconosciuta come tale. Negli ultimi anni circola l'idea di assegnargli il seggio di senatore a vita, come riconoscimento. Lui è perplesso, ma in fondo gradirebbe. I vari inquilini del Colle gli preferiscono però sempre altri. Così Pannella resta uno dei pochi uomini politici con molte vittorie all'attivo ma nessuna poltrona.

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