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Tatuaggi vintage, dall'Ottocento al Nuovo Millennio: una moda scritta sotto la pelle dei secoli

Dal boom degli anni '20 alla "mania" scoppiata oggi: la pratica di "decorare il corpo" è molto più antica di quanto si creda

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Quella del tatuaggio non è affatto una moda o un'invenzione recente. Nata durante l'Età del Ferro (1200-1000 a.C.), la pratica di decorare la pelle in maniera permanente ha vissuto diversi periodi d'oro e altrettante fasi di declino: dalla "ripresa" di fine Ottocento al boom degli anni '20 e '30 fino alla "mania" dei nostri giorni. Ecco una serie di fotografie che immortalano uomini e donne d'altri tempi che hanno scelto di tatuarsi, a partire dai "pionieri" a cavallo tra XIX e XX secolo.

La parola "tatuaggio" deriva dal dal samoano "tatau", termine con cui le popolazioni indigene indicavano la pratica di disegnare con l'inchiostro sotto la pelle. E la "riscoperta" moderna della pratica del tattoo è proprio legata alla "scoperta" di terre e paradisi lontani. Sono infatti numerosi i resoconti di viaggiatori e marinai che, di ritorno da Polinesia, Oceania e Sud-Est asiatico, hanno raccontato di donne bellissime "con la pelle decorata".

Da qui parte il successo del tatuaggio nella società del Vecchio Continente. Siamo nel pieno dell'età vittoriana: i racconti di questi audaci esploratori dei mari infervorò gli animi delle donne inglesi, che diedero inizio alla diffusione del tatuaggio in Gran Bretagna. La moda approdò poi anche nell'Europa continentale, dove registrò un successo inedito fino ad arrivare a un autentico "boom" negli anni '20. E' seguita una fase di "calma" fino ai Settanta-Ottanta, quando avvenne una seconda "riscoperta" dei tatuaggi, passati in pochi anni da espressioni di poche sottoculture (hippy, motociclisti) a una pratica diffusa in tutti gli strati sociali.

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