IL PROCESSO A BERGAMO

Yara Gambirasio, l'avvocato della famiglia: "Movente sessuale per Bossetti", lui: "Non è vero"

Chiesti 1,4 milioni di risarcimento per il padre e la sorella, 1,8 milioni per la mamma, Maura Panarese

LaPresse

"Il movente dell'omicidio di Yara è chiaro e limpido ed è di natura sessuale". Lo ha detto l'avvocato dei Gambirasio, Enrico Pelillo, nella sua arringa al processo contro Massimo Bossetti. Nel momento in cui l'avvocato ha ricostruito come sono andati secondo lui i fatti, l'imputato è sbottato, rompendo il silenzio: "Non è vero niente!", ha esclamato. Sotto "accusa" da parte di Pelillo anche la moglie di Bossetti, Marita Comi, definita "reticente".

Papà e sorella chiedono 1,4 milioni di euro di risarcimento - Lo stesso avvocato di parte civile, Pelillo, che rappresenta il papà e la sorella di Yara, ha chiesto un risarcimento per i danni "non patrimoniali" per un totale di un milione e 411mila euro a Bossette. Nel dettaglio le richieste sono di 983mila euro per il padre Fulvio e di 427mila per la sorella Keba, con una proffisionale di 300mila euro per il padre e di 150mila per la figlia". "Le richieste risarcitorie sono state formulate perché ci obbliga la legge", ha sottolineando il legale, lasciando intendere che nessun risarcimento può compensare una così grave perdita.

Per la mamma Maura richiesta di 1,8 milioni - L'avvocato Andrea Pezzotta ha chiesto invece un milione e 800mila euro per conto della mamma di Yara, Maura Panarese, alla famiglia di Massimo Bossetti. 

"Pulsioni predatorie per Bossetti" - Nella sua arringa in Corte d'assise a Bergamo, l'avvocato Pelillo ha spiegato che Bossetti veniva "preso da pulsioni predatorie inarrestabili, girava come un falco sul suo autocarro e ha costretto o indotto la ragazzina che aveva già visto in giro per Brembate a salire sul mezzo".

Il legale ha poi proseguito nella sua ricostruzione della dinamica dei fatti, anche se "non possiamo avere i video di quello che è successo", dicendo che l'imputato ha poi "cercato di abusare di lei, una ragazzina di 13 anni, vero Bossetti?", e a queste parole c'è stata la reazione dell'accusato: "Non è vero assolutamente niente". Poi, ha continuato Pelillo, "l'ha trascinata su quel campo (a Chignolo d'Isola), l'ha stordita e una volta esanime l'ha colpita col coltello, abbandonata sul campo e lasciata morire".

Riguardo la natura del movente, ha precisato Pelillo, è l'unico aspetto per cui "la mia idea diverge da quella del pubblico ministero". E ha aggiunto: "Quale significato possiamo dare a una ragazzina ritrovata con il reggiseno tranciato e le mutandine tagliate"?. Per l'avvocato, "la violenza sessuale non è stata contestata perché il pubblico ministero non ha ravvisato elementi di prova a carico" per configurare l'ipotesi di reato.

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