AVEVA 90 ANNI

Milano, è morto l'oncologo ed ex senatore Umberto Veronesi

Si è spento nella sua casa circondato dalla moglie e i figli. Sarà ricordato per la sua ricerca contro il tumore al seno e le sue battaglie laiche

Ansa

Si è spento a Milano il famoso oncologo, ricercatore e anche senatore della Repubblica italiana Umberto Veronesi. Era nato nel capoluogo lombardo il 28 novembre del 1925. Veronesi è deceduto nella sua casa di Milano. Da alcune settimane le sue condizioni di salute si erano progressivamente aggravate. Era circondato dai familiari, la moglie e i figli. Era stato ministro della Salute fra il 2000 e il 2001 e anche senatore.

Il nome di Umberto Veronesi ha pesato tantissimo in questi 20 anni in cui ha guidato l'Ieo, l'istituto per la lotta al cancro che fondò nel 1994 con il finanziamento di un gruppo di illuminate industrie italiane sotto l'egida di Enrico Cuccia. Un modello di ospedale fino ad allora sconosciuto in Italia, basato sulla centralità del paziente, un'istituzione senza scopo di lucro, con gli utili di gestione reinvestiti nella struttura.

Veronesi sarà ricordato anche per le sue ricerche, fin da quando nel 1969, all'Istituto dei Tumori di Milano, mette a punto - tra lo scetticismo della comunità scientifica - la cosiddetta "quadrantectomia", un intervento conservativo, soft, con risultati estetici migliori, non deturpanti, per operare il tumore della mammella, nell'epoca in cui nessun chirurgo oncologo si sentiva di rinunciare alla mastectomia classica.

E a distanza di 40 anni, anche gli americani (che all'epoca lo criticarono) hanno dovuto riconoscere il primato di Veronesi, il cui nome è legato del resto a molti altri contributi scientifici e culturali riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo.

"Io sono ottimista sul futuro, i giovani ricercatori hanno uno spazio di ricerca gigantesco. Se potessi vivere a lungo - ha detto in una delle sue ultime interviste - avrei potuto vedere magari la vittoria totale sulla malattia. Quando mi dicono 'sei un uomo di successo', dico 'no sono un uomo di insuccesso'. Quello che dovevo raggiungere non è stato raggiunto. Ho fatto qualcosa, ho migliorato la condizione umana delle persone con tumore con qualche successo, senza la soluzione finale, che purtroppo non ho potuto vedere. Ma arriverà".

Lucido fino alla fine - "E' stato lucido intellettualmente fino quasi alla fine: fino a qualche giorno fa, scriveva e dava input per articoli di attualità. L'ultimo, rimasto incompiuto, riguardava l'umanizzazione delle cure". E' un ricordo commosso di Umberto Veronesi quello che la sua assistente 'storica', portavoce e collaboratrice diretta per circa 30 anni, Donata Francese. "Ci ha insegnato - afferma Francese - tantissime cose, ma soprattutto, e fino alla fine, ha cercato di preparare noi tutti alla sua morte". Perché lui, dice la collaboratrice, "non aveva paura della morte e neppure della sua morte". Ciò che ci diceva, ricorda, "è che l'immortalità è quella del pensiero e non del corpo, che la morte è una necessità biologica e guai se non ci fosse, perché la morte dà spazio alla nuova vita, e una vita senza morte non sarebbe vita".

Ateo convinto, afferma Francese, "Veronesi non aveva paura di venire a mancare, ma aveva paura di perdere le sue facoltà intellettive, ed è per questo che si allenava intellettualmente". "Come eredità, ci ha invitato a far continuare a vivere il suo pensiero perché le idee, diceva, sono immortali", ricorda ancora Francese. "Ma in una cosa Veronesi non è riuscito: nel convincerci della sua sostituibilità. Lui - conclude la collaboratrice - non lo è".

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Veronesi

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